Per Pietro Giuliani – fondatore e presidente del Gruppo Azimut, unico gruppo italiano attivo nel risparmio gestito di 20 Paesi del mondo con 145 miliardi di masse delle quali 32 miliardi raccolte nel 2025 – i mercati globali stanno attraversando un cambio di paradigma: meno globalizzazione, più geopolitica, e una volatilità che diventa opportunità. In questo contesto, la gestione attiva torna centrale per interpretare i flussi globali.

Intervista con Pietro Giuliani, fondatore e presidente del Gruppo Azimut
Mai come in questa fase i mercati stanno convivendo con l’incertezza: nonostante le notizie contradditorie dai fronti di guerra e la stasi di tutti i tavoli negoziali, l’intonazione di fronto resta positiva. Come mai?
Stiamo passando da un mondo globalizzato a uno frammentato in tre blocchi – Stati Uniti, Cina e resto del mondo. Questo comporta una crescita più contenuta e un’inflazione moderatamente più alta, ma più gestibile che in passato, anche grazie alla tecnologia. La vera novità è che oggi i mercati distinguono meglio tra breve e lungo periodo: la volatilità non è più solo rischio, ma anche opportunità.
La volatilità quindi non spaventa più?
È cambiato il modo di utilizzarla. Grazie a strumenti più sofisticati, gli operatori riescono a cogliere opportunità anche nel breve senza generare crolli sistemici. In questo contesto emerge una differenza chiara: i prodotti passivi replicano i movimenti del mercato, mentre la gestione attiva, se di qualità, può creare valore proprio nelle fasi più turbolente.
Il dollaro resterà dominante? Molti focolai di innovazione monetaria farebbero pensare il contrario, ma ci sono anche fenomeni di segno opposto. Cosa ne pensa?
Il ruolo di valuta di riserva non si perde rapidamente. Il dollaro resta centrale, ma la sua egemonia si sta evolvendo. La funzione di riserva di valore mostra segnali di indebolimento, anche per effetto del debito e delle tensioni geopolitiche. Non esistono però alternative credibili: si va verso una maggiore diversificazione, non verso un crollo.
Il debito pubblico è ormai un problema globale? In Europa sembra essere ancora la stessa bestia nera degli Stati che fronteggiavamo prima del Covid.
Sì, dopo il Covid i livelli sono cresciuti ovunque. Tuttavia non siamo in una situazione insostenibile: in uno scenario moderatamente inflattivo il rapporto debito/PIL può stabilizzarsi. I mercati però sono diventati più selettivi: non fanno più assegni in bianco e premiano i Paesi capaci di generare crescita reale.
Il ritorno della politica industriale è un bene? Tra golden power, nazionalizzazioni, strategie di arrocco nazionale i fatti da interpretare sono numerosi!
Il capitalismo di Stato è effettivamente in ripresa, soprattutto nei settori strategici. Questo può creare inefficienze, perché i capitali restano all’interno dei blocchi geopolitici, ma può anche accelerare l’innovazione. Per chi investe, la questione non è ideologica: bisogna individuare le aziende che trasformano gli incentivi pubblici in redditività.
La Cina è più un rischio o un’opportunità?
Ha un modello diverso: il governo privilegia occupazione e sviluppo tecnologico rispetto ai profitti. Resterà un motore di crescita globale, ma non è detto che i mercati azionari seguano lo stesso ritmo. Le valutazioni sono interessanti, ma serve una selezione rigorosa.
Che ruolo ha oggi la gestione patrimoniale? L’opinione dei mercati è …
Diventa centrale. Ed è indispensabile gestirla in una visione globale: le dinamiche geopolitiche contano più di quelle nazionali. Il capitale si muove su scala internazionale e diventa sempre più “geografico”. Questo rende fondamentale una consulenza capace di analizzare in modo olistico patrimoni e obiettivi.
AI e big tech: opportunità o rischio?
Entrambi. La concentrazione in poche aziende aumenta i rischi sistemici, ma il potenziale di crescita della produttività è enorme. Il vero tema è la velocità del cambiamento, che può rendere rapidamente obsolete tecnologie e modelli di business.
Quali segnali osserva per capire dove vanno i mercati?
Tre in particolare: la crescita degli investimenti passivi, che può creare distorsioni; l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione; e i flussi globali di liquidità tra asset class, incluse le nuove come le criptovalute.