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Previdenza complementare: le novità nelle misure della legge di Bilancio
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 14 Aprile 2026
Dalla deducibilità fiscale alla portabilità del contributo datoriale. Cosa cambia per chi sceglie di aderire a un fondo pensione

Oltre la metà degli italiani in pensione guarda al futuro con ottimismo, ma tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione per le future condizioni di vita. A rivelarlo è la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, realizzato dal gruppo assicurativo Athora, in collaborazione con Nomisma, secondo cui ben tre italiani su quattro (74%) si dichiarano preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza fisica ed economica.
Nonostante queste paure, l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro, il 27% di aver attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% che lo farà in futuro. Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto “costo del rimpianto”: la metà degli over 50 dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Ma quando è il momento più adatto per poter iniziare? Lo abbiamo chiesto a Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.
«Prima si comincia, meglio è. Anche piccoli versamenti mensili, se effettuati fin dall’inizio della carriera lavorativa, possono produrre benefici significativi nel tempo. Questo avviene per una combinazione di fattori: da un lato c’è un orizzonte più lungo per accumulare risorse, dall’altro entrano in gioco il meccanismo della capitalizzazione e i vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare. Proprio su questo fronte, l’ultima Legge di Bilancio ha introdotto misure rilevanti. Dal 1° gennaio di quest’anno, per esempio, la deducibilità fiscale dei contributi è salita da 5.164,57 a 5.300 euro annui. Un’altra novità riguarda i nuovi assunti: dal 1° luglio 2026 saranno iscritti automaticamente ai fondi pensione, con la possibilità di rinunciare entro 60 giorni, secondo il meccanismo del silenzio-assenso».
Le novità previste dal legislatore tendono nel complesso a rendere più appetibile la scelta di aderire a una forma di previdenza complementare, come aggiunge Maghelli: «Ci sono ulteriori elementi che rendono questo strumento ancora più interessante. Mi riferisco all’aumento dal 50% al 60% della quota del montante che potrà essere richiesta in forma di capitale al momento del pensionamento e alla portabilità del contributo datoriale. Dal 1° luglio di quest’anno, anche in caso di trasferimento della posizione individuale, il lavoratore manterrà il diritto a ricevere il contributo del datore di lavoro nel nuovo fondo. Tutte queste novità, insieme alla conferma del regime di tassazione agevolata su rendimenti e prestazioni, con riduzione progressiva dal 15% al 9% dopo 15 anni di iscrizione, fanno sì che attraverso la previdenza complementare sia possibile ottenere, tramite piccoli sforzi, un risultato importante in vista di una terza età più serena dal punto di vista economico».