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La crescita dell’Italia è frenata da precarietà e squilibri del lavoro
Di Agrippino Castania |
Pubblicato il 7 Aprile 2026

Lo scorso anno le grandi economie globali hanno avuto degli andamenti eterogenei. Si è verificato un aumento del Prodotto Interno Lordo cinese ancora in linea con gli obiettivi del governo, cioè con un +5,0%. Poi, da segnalare, anche una decelerazione dell’attività economica negli USA (+2,2%), e una ripresa dell’area euro con un +1,3%. Dati che, sicuramente, fanno riflettere sul chiaro andamento economico dei principali Paesi mondiali. Per quanto riguarda la guerra in Medio Oriente, essa sta causando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio. Più passano i giorni e più il conflitto rischia di espandersi in maniera radicale in tutta la Regione causando complicazioni al commercio internazionale. Per tale ragione le grandi diplomazie Occidentali devono attivarsi affinché questa guerra abbia una fine, il prima possibile.
Secondo l’Istat «nel quarto trimestre del 2025, il Pil dell’Italia ha registrato una crescita congiunturale dello 0,3%. Nel confronto europeo, l’incremento, trainato dalla domanda interna, è stato superiore a quello della Francia (+0,2%), analogo a quello della Germania (+0,3%), ma inferiore a quello della Spagna (+0,8%). A gennaio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato il secondo calo consecutivo in termini congiunturali (-0,6%), dopo la flessione di dicembre (-0,5%). Nella media del trimestre novembre 2025 – gennaio 2026 la produzione è, tuttavia, aumentata rispetto ai tre mesi precedenti (+0,7%). Sale l’occupazione a gennaio. La crescita coinvolge i soli uomini e tutte le classi d’età, a eccezione dei 15-24enni. Per posizione professionale gli occupati sono aumentati sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi. A febbraio, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto dell’1,6% in termini tendenziali, mostrando una decisa accelerazione. L’inflazione in Italia continua a mantenersi al di sotto della media dell’area euro, evidenziando un differenziale in riduzione».

 

Agrippino Castania, vice presidente Confassociazioni Banca e Finanza con delega alla Comunicazione

 

 

Dopo la negativa frenata del­l’anno 2020, a causa della pandemia, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati. L’Istat ricorda inoltre che «L’Italia, tuttavia, presenta, nel periodo 2019-2025, tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’UE27. Nonostante la fase di recupero dopo lo shock pandemico del 2020, si osserva il permanere di differenze territoriali e sociali più ampie rispetto a quelle dei maggiori partner europei».
Ci tengo a precisare che la condizione degli occupati nel mondo del lavoro in Italia è ancora da migliorare, infatti i dati mostrano come nel nostro Paese sia ancora molto diffuso il fenomeno della precarietà lavorativa. Questo si manifesta soprattutto attraverso i contratti a termine e il part-time involontario. I lavoratori con contratti temporanei sono 3 milioni, mentre coloro che lavorano part-time, perché non hanno trovato un lavoro a tempo pieno, sono il 10% dei lavoratori complessivi. I lavoratori con un contratto stabile sono 16 milioni. Purtroppo l’Italia continua a registrare uno dei tassi di occupazione più bassi del Vecchio Continente, il 62,6%, contro una media dell’Unione Europea del 75,8%.