L’Europa torna nel radar degli investitori. Non come scommessa tattica di breve periodo, ma come mercato che può ritrovare centralità all’interno dei portafogli grazie a un tema destinato a restare: quello dell’autonomia strategica, a partire dall’energia. È questa, in sintesi, la lettura emersa nel corso dell’ultima puntata di Asset Radar, il format di FR|Vision che fa dialogare asset manager e fund selector. In questo confronto: Filippo Battistini (a sinistra, nella foto), Head of Wholesale & Institutional Clients Italy di Allianz Global Investors, e Roberta Rudelli (a destra, nella foto), fund selector di UniCredit.
Secondo Battistini, il ritorno di interesse verso il Vecchio Continente ha basi strutturali. A sostenerlo sono i programmi di spesa e investimento annunciati dalle principali economie europee, Germania in testa, insieme a un contesto fiscale più favorevole. In questo scenario, l’Europa è chiamata a rafforzare alcuni comparti chiave per la propria indipendenza: difesa, tecnologia, semiconduttori e, naturalmente, energia. Le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi hanno solo reso più evidente una necessità che era già sul tavolo: «Potenziare le filiere strategiche e ridurre le dipendenze esterne» ha sottolineato l’esperto.
D’altro canto, quello della fund selection, Rudelli invita però a leggere il fenomeno con una lente diversa: «I clienti europei», osserva, «non hanno mai davvero abbandonato l’Europa. I portafogli restano in larga parte eurocentrici e le aperture verso gli Stati Uniti o altre aree geografiche non hanno cambiato questa impostazione di fondo». Piuttosto, oggi la selezione si concentra su strategie capaci di intercettare i grandi temi europei mantenendo un equilibrio tra reddito e crescita. Da qui «l’interesse per i fondi dividend income, molto apprezzati dalla clientela per la capacità di generare flussi cedolari, ma da scegliere con attenzione: non inseguendo i rendimenti più elevati, bensì privilegiando approcci total return».
Il punto d’incontro tra le due visioni è l’autonomia energetica europea. Per Rudelli, il cuore della partita sta nelle reti elettriche e nell’elettrificazione. Non si tratta soltanto di utilities, ma di un ecosistema molto più ampio, che comprende tutte quelle società in grado di contribuire all’efficientamento della rete, al suo ammodernamento e alla migliore gestione dei flussi energetici. In altre parole, l’indipendenza energetica non si gioca in un solo settore, ma lungo una filiera articolata, che richiede un approccio trasversale e non più rigidamente classificabile. Battistini aggiunge un altro tassello: quello delle materie prime industriali. Metalli come rame e argento, spiega, sono destinati a giocare un ruolo decisivo perché sono alla base degli investimenti necessari per rafforzare infrastrutture, reti e tecnologie. E nello stesso ragionamento rientra anche il nucleare, destinato secondo il manager a tornare nel dibattito degli investitori.
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Europa, energia e materie prime: così cambia il radar degli investitori
Tra spesa pubblica, filiere strategiche e transizione energetica, il Vecchio Continente torna a proporsi come tema strutturale di portafoglio. A confermarlo, la nuova puntata di Asset Radar con Filippo Battistini di Allianz Global Investors, e Roberta Rudelli di UniCredit
