Nel 2026 i mercati finanziari globali versano in una fase complessa e in continua evoluzione. Dopo un periodo iniziale di progressivo rientro dell’inflazione con stabilizzazione delle politiche monetarie, gli investitori si sono concentrati sui rischi geopolitici.
Le tensioni in Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il commercio energetico internazionale, hanno canalizzato l’attenzione sull’approvvigionamento globale di materie prime i cui mercati hanno subito un aumento della volatilità da cui un minore ottimismo per le prospettive macroeconomiche.
Il prezzo del Brent ha superato 100 dollari al barile a valle di paure per possibili interruzioni dell’offerta dal Golfo Persico. L’energia più cara incide su trasporti e industria contribuendo ad aumentare l’incertezza sulla crescita e sull’inflazione. L’esperienza storica evidenzia una relazione stabile tra shock energetici e aumento della volatilità nei mercati finanziari. Quando i prezzi del petrolio salgono rapidamente, gli investitori tendono a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi orientandosi a strumenti difensivi.
L’andamento del CBOE Volatility Index (VIX), indicatore della volatilità implicita nelle borse, spiega che le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi energetici hanno canalizzato l’attenzione degli operatori di mercato sul rischio.
Il rallentamento dell’inflazione aveva consentito di recente a Fed, Bce e alle principali banche centrali di attenuare gradualmente le politiche monetarie restrittive avviate nel 2022. Il nuovo rialzo del petrolio introduce però elementi di rischio che potrebbero mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo per contenere l’inflazione.
I mercati azionari mostrano minore direzionalità con una più frequente alternanza tra crescita e correzione. Nel 2026 a Wall Street, cresciuta negli ultimi anni grazie al comparto tecnologico, è aumentata la dispersione settoriale. Le società energetiche beneficiano di commodity più costose che però riducono i margini per altri settori. Questi effetti pesano sull’economia europea che dipende di più dalle importazioni di materie prime.
Alta volatilità e trend poco chiari accrescono l’interesse per strumenti con rendimenti non lineari come i certificati che modulano il rischio-rendimento rispetto agli investimenti diretti in azioni o indici.
La combinazione di componenti obbligazionarie e derivati fa sì che i certificati paghino cedole periodiche condizionate con protezione totale o parziale del capitale e meccanismi autocall di rimborso anticipato.
Alcuni certificati sono adatti anche a contesti laterali o moderatamente ribassisti, purché il sottostante si mantenga sopra certi livelli barriera.
Nella strutturazione dei certificati è centrale la volatilità implicita. Un suo aumento fa crescere il costo delle opzioni, ma consente di costruire prodotti con rendimenti potenziali più alti. Nel contesto attuale, ciò offre strumenti con cedole più elevate, barriere di protezione più profonde, migliori termini autocall.
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Geopolitica, petrolio e inflazione spingono gli strumenti derivati
I trend poco chiari accrescono l’interesse per investimenti con rendimenti non lineari che modulano il rischio-rendimento rispetto a quelli diretti in azioni o indici
