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Investire in tempo di guerra: Buy The Dip
Di Franco Saronno |
Pubblicato il 25 Marzo 2026
La discesa dei prezzi dei titoli potrebbe anche offrire delle opportunità di acquisto. Ecco alcune indicazioni per farlo

Tutto ruota intorno allo stretto di Hormuz, diventato il centro del mondo. Dal tempo che rimarrà chiuso dipende la crescita globale e di ogni singolo Paese, emergente o no, il tasso di inflazione, il prezzo della benzina, quello della pasta, il posto di lavoro di molti, la possibilità che si vada incontro a una recessione. Da Hormuz dipendono anche l’andamento dei prezzi dei titoli azionari, delle materie prime, delle obbligazioni, delle criptovalute. Finora le quotazioni sono in discesa in varie misure per quasi tutti gli strumenti finanziari. Dallo scoppio del conflitto in Borsa hanno guadagnato solo tre titoli: Eni, Leonardo e Lottomatica. Come sempre, quando le cose cambiano rapidamente, ci sono vincitori e vinti. Ma, se è vero che la performance dell’investimento dipende soprattutto dal prezzo di acquisto di un titolo, in una situazione del genere emergono anche opportunità. È l’ormai famoso Buy The Dip, acquista al minimo, uno dei mantra degli operatori finanziari.
Il problema è solo trovarlo questo “Dip”. Ci si può affidare all’analisi tecnica che, però, dà linee di resistenza e di supporto, non verità assolute su dove si fermerà la discesa. Oppure provare a indovinare il momento nel quale le cause del crollo vengono meno. Ad esempio, Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth ritiene che la guerra del Golfo debba finire presto perché Trump non ha l’opinione pubblica dalla sua parte e perché a novembre ci sono le elezioni Usa di Midterm e il presidente non può arrivarci con il mercato azionario in frantumi e il prezzo della benzina alle stelle. «Il nostro punto di vista» spiega Scauri «è che il mercato costringerà il governo statunitense ad agire. Riteniamo che la soglia del dolore sia vicina agli estremi. Pertanto, se dovessimo testare nuovamente quei livelli, vorremmo sfruttarli come opportunità di acquisto per gli asset rischiosi». Scauri dà anche indicazioni sui titoli in maniera puntuale. «I nostri temi preferiti includono Energie rinnovabili, STM e Saipem. Abbiamo recentemente aggiunto Stellantis sulla scia delle recenti notizie, molto negative, relative alle svalutazioni che hanno portato il prezzo delle azioni a livelli che consideriamo un punto di ingresso molto interessante, mentre Telecom Italia rimane una posizione chiave sulla scia del solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l’ingresso di Poste Italiane. Siamo invece molto selettivi sui finanziari, con una preferenza per Bper e Bmps».
Meno specifica, invece, è la posizione di Anima Sgr. «Nei mesi a venire l’Italia» spiega Filippo Di Naro, direttore investimenti «trarrà vantaggio dall’attuazione del piano di spesa e riforme in Germania e dall’accelerazione nell’utilizzo dei fondi Pnrr. Dopo il rally degli ultimi anni, le valutazioni si sono riallineate alle medie di lungo periodo rispetto all’Europa, pur restando a sconto rispetto agli Stati Uniti. In questo contesto, manteniamo un posizionamento neutrale, con preferenza per settori di qualità come wealth management, lusso e food & beverage. Preferiamo anche i titoli domestici ed europei, limitando l’esposizione verso settori e società più sensibili ai dazi, al deprezzamento del dollaro e alle tensioni commerciali».