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Come investire seguendo le orme di Donald Trump
Di Marina Marinetti |
Pubblicato il 25 Marzo 2026
Tanti immobili, titoli petroliferi, contando su un ritorno dei combustibili fossili, criptovalute e Spac per sfruttare al volo le occasioni. Ma per ottenere davvero risultati bisogna diventare Presidente

Nel mondo perfetto dei fintech‑bro, un roboadvisor in grado di replicare gli investimenti di Donald Trump sarebbe già negli app‑store: scegli il “portafoglio POTUS”, l’algoritmo segue ogni sua mossa e tu ti svegli la mattina un po’ più ricco e un po’ più arancione. Nella realtà le cose sono meno glamour e molto più torbide. La ricchezza di Trump è un panetto opaco di immobili, brand, società non quotate e flussi di cassa difficili da mappare, altro che portafoglio replicabile come un ETF sullo S&P 500.

Un mito da ridimensionare

Nel 2015, quando scese in campo la prima volta, il patrimonio stimato di Trump era intorno ai 4,5 miliardi di dollari; nel 2023 l’asticella oscillava fra 2,6 e 3,1 miliardi, a seconda di quanto generosi si voleva essere nella valutazione di golf club, resort e grattacieli. In mezzo, la quotazione “meme” della Trump Media & Technology Group, casa di Truth Social, lo ha per qualche mese riportato sopra i 6 miliardi sulla carta, prima che il titolo si sgonfiasse come molte SPAC della generazione 2021–2022. Non proprio la traiettoria lineare del genio della Borsa: più roulette immobiliare che stock picking sistematico.

I dati ufficiali

Le disclosure ufficiali depositate all’Office of Government Ethics e ad altre autorità federali elencano centinaia di asset di Trump: resort in Florida, campi da golf scozzesi, royalties sui libri, licenze di merchandising, interessi in società non quotate, partecipazioni in fondi. I range di valore sono larghi (“da 1 a 5 milioni”, “oltre 50 milioni”), i redditi aggregati. Sappiamo, per esempio, che nel 2024 le sue società hanno generato entrate per oltre 600 milioni di dollari tra affitti, green fee, eventi e diritti di immagine, ma non abbiamo un log puntuale di acquisti e vendite di titoli quotati, con quantità e timing. È come voler ricostruire una ricetta guardando solo il conto del ristorante.

Il boost presidenziale

Quanto ha guadagnato Trump dalla presidenza? L’Emoluments Clause vieterebbe al presidente di ricevere pagamenti da governi stranieri, ma varie inchieste hanno documentato come hotel e resort del gruppo abbiano fatturato decine di milioni a delegazioni, lobby, strutture collegate durante gli anni alla Casa Bianca, con casi simbolici come il Trump International Hotel di Washington affollato di ambasciatori pronti a pagare 700 dollari a notte per farsi vedere nel posto giusto. Nel frattempo il marchio “Trump” è stato spremuto in ogni forma: club che raddoppiano la quota di iscrizione, fee per eventi politici, contratti con i Repubblicani per convention. È difficile dare una cifra precisa, ma le stime principali parlano di centinaia di milioni di ricavi aggiuntivi legati alla visibilità presidenziale, a fronte di un valore di brand che prima del 2016 era in declino.

Buio in Borsa

Sul fronte borsa le cose sono molto meno hollywoodiane di quanto immaginano i fan dei “politician trackers”. Le app che seguono i trade dei membri del Congresso – alimentate dallo Stock Act, che impone la comunicazione delle operazioni entro 45 giorni – funzionano perché esiste un flusso dati abbastanza preciso da tradurre in segnali. Per Trump non c’è nulla di simile: le sue disclosure sono annuali, aggregate e concentrate fuori dai mercati regolamentati. Il sogno di un “Trump ETF” che si ribilancia in tempo reale sulle sue mosse resta nel cassetto delle fantasie markettate su TikTok.

Una replica impossibile

Si può fare un roboadvisor che replichi esattamente gli investimenti di Trump? No, se volessimo davvero costruirlo, dovremmo limitarci a un’imitazione grossolana: alta concentrazione su real estate, quotato e non, per imitare la montagna di mattoni, energia e commodities, in coerenza con la retorica fossil‑friendly, una spruzzata di media polarizzanti e, dove il regolatore lo consente, crypto e Spac per catturare l’elemento speculativo della fase post‑Casa Bianca. Ma sarebbe più una caricatura del suo profilo di rischio che una replica fedele. E andrebbe lanciato con disclaimer alti così: dati incompleti, ritardo informativo, nessuna garanzia di coerenza con le mosse reali, nessun accesso a eventuali informazioni privilegiate.
In fondo, il vero algoritmo di Trump non è scritto in Python ma in televisione: visibilità, polarizzazione, narrativa di successo, spinta costante sul brand personale.