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Crisi in Medio Oriente: come reagire all’incertezza dei mercati
Di Redazione |
Pubblicato il 17 Marzo 2026
Chi decide di disinvestire, integralmente o meno, rischia di fare una scommessa estremamente azzardata. Marina Maghelli di Efpa Italia ci spiega perché

Di fronte ai venti di guerra che imperversano in Medio Oriente, molti risparmiatori italiani si stanno chiedendo quale potrebbe essere l’impatto sulle scelte di investimento già effettuate e come reagire per proteggere il portafoglio. La sensazione più diffusa oscilla tra il timore della perdita patrimoniale e la paralisi operativa. Come in ogni situazione di emergenza, però, l’emotività rischia di far commettere dei passi falsi, come spiega Marina Maghelli di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.
«La storia dei mercati finanziari, analizzata attraverso i “freddi” numeri della statistica, indica come le reazioni emotive agli shock geopolitici portino, di base, a decisioni economicamente inefficienti. Secondo le analisi prodotte da società di gestione del risparmio come Goldman Sachs, dal 1991 a oggi, gli shock in Medio Oriente hanno generato una correzione mediana del 6% sull’indice S&P 500 in un arco temporale di circa 18 giorni, seguita però da un rapido recupero. Questo significa che gli shock geopolitici possono muovere i mercati nel breve periodo, ma nel lungo termine sono gli utili delle imprese, l’espansione economica e l’innovazione a determinare la direzione dei mercati. Rimanere investiti, sebbene sia psicologicamente faticoso, permette quindi di non perdere il rimbalzo che storicamente segue le fasi di forti tensioni».
In momenti come questi, il supporto di un consulente finanziario può riportare l’attenzione dell’investitore dalle turbolenze di mercato ai suoi reali obiettivi di vita.
«Molti risparmiatori credono che una riallocazione frequente del capitale tra diverse asset class, anche nel brevissimo termine, possa attenuare la volatilità e ottimizzare il posizionamento del portafoglio in vista di una futura ripresa dei mercati. Nella realtà è l’incertezza a generare il bisogno di intervenire, poiché, nella percezione dell’investitore, l’azione equivale a un maggiore controllo del rischio. Così, però, si rischia di smarrire il senso stesso dell’investimento: costruire nel tempo le risorse necessarie per obiettivi concreti, come l’acquisto di una casa, il sostegno agli studi dei figli o la tutela del proprio tenore di vita nella terza età. Nelle fasi di storno, più che l’istinto di reazione, premiano disciplina, metodo e pazienza. Allo stesso tempo, strategie come l’ingresso graduale attraverso i piani di accumulo del capitale, permettono di investire con continuità e di cogliere opportunità di acquisto anche in presenza di prezzi compressi, con benefici potenziali nel lungo periodo», osserva Maghelli. «La resilienza dell’investitore si misura nella capacità di non farsi travolgere da letture catastrofiche del contesto e di restare coerente con la propria pianificazione finanziaria, gli obiettivi stabiliti e il profilo di rischio. Solo così si evita di leggere esigenze di lungo periodo attraverso le lenti del breve termine. A fare la differenza, infatti, è il tempo sul mercato, non la tempistica».