Mettendo da parte un po’ alla volta, anche una cifra bassa può diventare un capitale significativo. Su questa logica di basano i Pac, una strategia di investimento che consente di costruire gradualmente un capitale sottoscrivendo quote di fondi comuni o ETF tramite versamenti periodici, ad esempio mensili. È la soluzione ideale per chi non ha grandi capitali iniziali e permette di investire regolarmente piccole somme, riducendo, soprattutto all’inizio dell’accumulo, i rischi legati alla volatilità del mercato. E può essere una valida alternativa anche per chi vuole investire ma ha poca esperienza sui mercati.
I costi variano in base alla piattaforma e allo strumento finanziario, con commissioni di negoziazione che spaziano da zero, per molte banche online, a circa 2-3 euro per versamento con gli istituti di credito tradizionali. Le principali spese includono commissioni di acquisto, costi di gestione e l’imposta di bollo, pari allo 0,20% sul patrimonio.
«Negli ultimi anni», dice Gloria Grigolon, Investment Specialist di Pictet Asset Management «stiamo assistendo a una convergenza inedita tra politica, attori economici e consulenza professionale. Alla luce di una serie di obiettivi comuni, tra cui costruire ricchezza, imparare a ragionare per obiettivi, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la sicurezza finanziaria delle famiglie, è stato privilegiato uno strumento su tutti: il Piano di Accumulo. In un contesto di redditi discontinui, mercati volatili e invecchiamento demografico, infatti, l’accantonamento regolare e automatizzato di importi anche ridotti rappresenta la risposta più ragionevole e sostenibile, perché trasforma il risparmio in un’abitudine strutturale e accessibile, a prescindere dall’età anagrafica».
In diversi Paesi, i governi nazionali, col supporto di datori di lavoro e istituzioni finanziarie, hanno promosso programmi di accumulo del risparmio. Tra i più noti compaiono gli Individual Savings Account (ISA) del Regno Unito, i piani Riester-Rente e Frühstart-Rente in Germania (per i quali lo Stato versa 10 euro al mese a tutti i minorenni), e gli Investment Savings Account (ISK) in Svezia. Questi programmi condividono l’obiettivo di favorire il risparmio di lungo periodo, spesso attraverso agevolazioni fiscali o contributi pubblici. Proprio da questi ultimi prende spunto la recente Savings and Investments Union (SIU) europea, nata nel luglio 2025, che nelle intenzioni dei legislatori mira a canalizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti, rafforzando l’abitudine all’accumulo e riducendo la dipendenza da strumenti di breve termine.
Non mancano i rischi che, comunque, sono più legati agli ETF che ai Pac. Il valore dei primi può fluttuare e non vi è alcuna garanzia di rendimento, mentre eventuali ribassi del mercato potrebbero portare a potenziali perdite. Anche se gli ETF passivi sono progettati per replicare l’andamento del loro indice di riferimento, nella pratica possono esserci delle piccole differenze tra la performance dell’ETF e quella dell’indice stesso. Queste differenze possono essere causate da fattori come le commissioni di gestione, la liquidità del mercato o le operazioni di ribilanciamento del portafoglio. Di conseguenza, può succedere che gli ETF passivi abbiano rendimenti leggermente inferiori rispetto all’indice che cerca di replicare. Infine, c’è il rischio valutario per i prodotti internazionali, a causa delle oscillazioni tra la valuta locale e quella dell’investitore.
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I Pac sono lo strumento perfetto per chi vuole iniziare a far fruttare i propri risparmi, può disporre di poca liquidità e non ha molta esperienza di finanza. Ma non sono privi di rischi e bisogna prestare attenzione a commissioni e costi
