Seleziona una pagina

ARTICOLI

La spirale pericolosa dell’Intelligenza Artificiale
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 10 Marzo 2026
Fa sperare in un nuovo miracolo economico ma, secondo Citrini Research, l’IA porterà a licenziamenti massivi, farà crollare consumi, prestiti e Borse

Tre pugni nello stomaco. Il primo lo ha firmato Dario Amodei, fondatore e ceo di Anthropic, già vice president of research di OpenAI, che ha ribadito che, grazie (si fa per dire) all’Intelligenza Artificiale, entro al massimo cinque anni il 50% degli impiegati, dei quadri e dei dirigenti potrebbero perdere il lavoro anche se nello stesso momento accelereranno sia la crescita economica che il progresso scientifico. Amodei ha scritto che i tempi potrebbero essere ancora più brevi e spiegato che le aziende dovrebbero essere creative sui modi per riassegnare i dipendenti all’interno per evitare i licenziamenti, i ricchi dovrebbero pagare più tasse e lo Stato dovrà, per forza, intervenire. «In definitiva» scrive Amodei «penso a tutti gli interventi di cui sopra come modi per guadagnare tempo. Alla fine l’IA sarà in grado di fare tutto, e dobbiamo affrontare questo problema. La mia speranza è poter usare l’IA stessa per aiutarci a ristrutturare i mercati in modi che funzionino per tutti, e che gli interventi possano farci superare il periodo di transizione».
Il secondo pugno lo ha tirato Andrea Pignataro, fondato e ceo di Ion, l’uomo più ricco d’Italia, che, in un suo scritto intitolato “L’Apocalisse sbagliata” ha parlato di «disintermediazione di interi settori». In parole povere i professionisti o le aziende che utilizzano l’IA perché altrimenti lo farebbero i concorrenti addestrano l’Intelligenza Artificiale a rendere la loro presenza inutile e il loro lavoro sorpassato.
Ma il colpo da KO è arrivato da Citrini Research che ha immaginato di stilare un report a giugno del 2028 e ha disegnato uno scenario da incubo: un totale di 487mila richieste di disoccupazione alla settimana negli Usa, con un tasso di disoccupazione al 10,2%, le azioni di American Express e delle altre carte di credito in caduta di oltre il 10% in poco tempo, lo scoppio della bolla sul mercato dei mutui da 13 trilioni di dollari, fino al crollo di Wall Street nel 2028, con l’S&P 500 che registrerebbe una caduta complessiva del 38% dai massimi del 2026. Tutto a causa dell’Intelligenza Artificiale che ha falcidiato i colletti bianchi, i principali motori dei consumi negli Stati Uniti, la cui economia è entrata in una spirale perversa. l’IA migliora esponenzialmente, le aziende tagliano posti per difendere i margini, i lavoratori licenziati spendono meno, spingendo le imprese a investire ancora di più in automazione per sopravvivere. La produttività totale sale ai livelli degli anni ’50, ma i salari reali crollano e i white-collar, che rappresentano il 70% del Pil dei consumi negli Usa, sono costretti ad arrangiarsi con lavori da 45mila dollari annui contro i 180mila che guadagnavano prima.
Citadel Securities ha respinto queste previsioni spiegando che uno scenario del genere rischia di rimanere pura fantasia perché il tasso di adozione dell’IA è molto più lento di quello previsto da Citrini, i costi marginali dei calcoli potrebbero superare il costo marginale del lavoro, mentre un aumento della produttività potrebbe far scendere i prezzi e aumentare i consumi.
Insomma si discute sul futuro prossimo, ma cosa sta già accadendo? Solo lo scorso anno si stima che oltre 184.000 persone abbiano perso il lavoro per far spazio all’IA e negli Stati Uniti circa 55.000 licenziamenti sono stati attribuiti direttamente all’implementazione di strumenti di IA e automazione. Pochi giorni fa la fintech Block Inc, ha annunciato il taglio di oltre 4.000 posti di lavoro, pari a circa il 40% della forza lavoro complessiva, per far posto all’Intelligenza Artificiale. Entro la fine del 2026, alcune analisi prevedono che lo spostamento di posti di lavoro a causa dell’IA possa raggiungere gli 85 milioni a livello globale perché circa il 37% delle aziende prevede di sostituire parte del personale con l’IA entro la fine di quest’anno.
L’Italia, infine, ha registrato i primi licenziamenti ufficiali esplicitamente legati all’IA tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Casi recenti hanno portato la questione davanti ai tribunali del lavoro, che in alcune sentenze (febbraio 2026) hanno iniziato a valutare legittimi i licenziamenti per “sostituzione tecnologica”.