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Ubs declassa il giudizio sull’information technology made in Usa
Di Franco Saro |
Pubblicato il 3 Marzo 2026
Per la banca svizzera gli investitori «eccessivamente esposti» sulle nuove tecnologie dovrebbero diversificare scegliendo sui titoli quotati a Wall Street di banche, industrie, sanità e servizi

«L’UBS alza il sopracciglio su uno dei comparti più “caldi” di Wall Street: quello che definisce servizi di comunicazione o information technology. In un report, la banca declassa il settore statunitense dello S&P 500 da “Attractive” a “Neutral”, segnalando che la partita non è più soltanto crescita e narrazione, ma anche costi, pressione competitiva e sostenibilità dei flussi di cassa. In altre parole: il rischio-rendimento, oggi, appare meno sbilanciato a favore del secondo. «La spesa in conto capitale per i data center ha superato le nostre aspettative» spiega il report. «I quattro maggiori “hyperscaler” (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft) più Oracle spenderanno probabilmente quasi 700 miliardi di dollari quest’anno. Questa spesa assorbirà quasi tutto il flusso di cassa operativo di queste società, che potrebbero fare sempre più affidamento su finanziamenti esterni. Di conseguenza, prevediamo che la crescita degli investimenti tenderà a rallentare. Ciò significa che gli investitori dovranno essere più selettivi e agili nella scelta dei beneficiari di questa spesa».
Il ritmo aggressivo degli investimenti riflette il fatto che gli sviluppatori di modelli di intelligenza artificiale operano in un settore molto competitivo, in una corsa al miglioramento costante dei propri modelli e alla conquista di quote di mercato. «Si tratta di un settore affollato e, in questa fase iniziale di sviluppo, non è chiaro chi saranno i leader quando la situazione si sarà stabilizzata. La concorrenza sembra destinata ad aumentare ulteriormente, poiché le società private iniziano a invadere il core business pubblicitario delle società quotate in borsa: OpenAI sta introducendo la propria pubblicità e altri operatori potrebbero seguire l’esempio.».
Ma non solo Ubs abbassa il rating del settore information tecnology negli Usa, ma nello stesso report alza ad “Attractive” quello del comparto industriale. «La nostra visione positiva», continua il report di Ubs che mette nero su bianco una previsione di crescita dello S&P 500 del 12% a fine anno con il raggiungimento di quota 7700 punti, «è sostenuta dall’esposizione del settore alla crescita stabile garantita da temi secolari quali l’elettrificazione, la reindustrializzazione degli Stati Uniti e la domanda nel settore aerospaziale. Tuttavia, intravediamo anche un potenziale rialzo in segmenti più ciclici come quello dei trasporti. Nel complesso, riteniamo che gli investitori dovrebbero rivedere le attuali esposizioni ai servizi tecnologici e di comunicazione statunitensi e prendere in considerazione la possibilità di coprire o diversificare le esposizioni che superano i livelli di riferimento. Gli investitori con un’esposizione eccessiva ai servizi IT e di comunicazione statunitensi dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di diversificare verso aree preferenziali del mercato in cui vediamo un rapporto rischio-rendimento superiore, tra cui industria, banche, sanità, servizi di pubblica utilità e beni di consumo discrezionali».