Un tesoro di almeno 1.200 tonnellate di oro da investimento già tracciato che diventano addirittura 4.800 se si include il metallo di cui si sono perse le tracce nel passato, i monili e l’oro lavorato. Si tratta, naturalmente, di una stima, ma anche se si considera la quantità inferiore si tratta di un patrimonio in lingotti che rappresenta oggi almeno la metà di quello detenuto dalla Banca d’Italia (2.452 tonnellate, di cui solo il 44,86% custodito nel territorio nazionale, tra vincoli di sistema e diversificazione del rischio).
A valori della scorsa settimana, gli investimenti dei privati nel metallo giallo, oscillano tra 170 e 676 miliardi di euro. E, anche se si esclude la cifra più alta, si tratta di una quantità di denaro enorme sostanzialmente ferma nelle cassette di sicurezza delle banche, casseforti e depositi vari, perché il più delle volte difficilmente commerciabile per ragioni fiscali. L’oro è da sempre il bene rifugio delle famiglie e lo era in maniera maggiore nel passato. Nel secolo scorso, gli acquisti riguardavano prevalentemente oro monetato (sterline, marenghi, krugerrand), con funzione di riserva di valore tradizionale, spesso legata al passaggio generazionale e al piccolo risparmio familiare, ai regali in occasioni speciali. Nessuno ha traccia del valore di acquisto del metallo giallo regalato o ricevuto in eredità e, anche se ci fossero delle ricevute, il valore dell’oro, ad esempio nel 1920, era talmente più basso di quello attuale che metterlo sul mercato significa pagare il 26% di tasse sulla quasi totalità dell’incasso.
Fallito il tentativo di avviare una sanatoria con una tassazione del 12,5%, restano poche alternative: pagare oltre un quarto di tasse mettendolo sul mercato, vendere fuori dai canali ufficiali con tutti i rischi collegati o tenerlo in cassaforte sperando in un ulteriore apprezzamento del valore. Ed è quello che gli italiani, con ogni probabilità e a meno di problemi finanziari impellenti, stanno facendo.
ARTICOLI
Nelle cassaforti dei risparmiatori italiani ci sono tonnellate d’oro difficili da vendere
Le stime parlano di un valore compreso tra i 170 e i 670 miliardi di euro, ma si tratta, spesso, di monete o lingottini di famiglia, ereditati o ricevuti in regalo e venderli significa pagare il 26% di tasse di plusvalenza sul totale dell’incasso
