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Risparmio gestito, 2025 da record: fondi a scadenza ed ETF guidano i flussi
Di Antonio Potenza |
Pubblicato il 24 Febbraio 2026
Patrimoni a quota record e raccolta positiva nel 2025, mentre il wealth punta su soluzioni più personalizzate. Nel 2026 l’attenzione si sposta sui private market e, soprattutto, sul nodo della liquidità. Il commento degli esperti nell’ultima puntata di The Big Picture

Il 2025 si chiude con un bilancio molto positivo per l’industria italiana del risparmio gestito: il patrimonio “tocca una quota record” di 2.636 miliardi di euro, 130 miliardi in più rispetto al dato di 12 mesi prima, sostenuto da raccolta positiva ed effetto mercato favorevole. In un contesto segnato da incertezze geopolitiche e macro, il settore consolida la crescita, ma porta con sé anche nuove sfide, a partire dall’evoluzione dei modelli distributivi. È il quadro che emerge dall’ultima puntata di The Big Picture, condotta da Davide Mosca (a sinistra, nella foto), che fa la panoramica complessiva del 2025 ed è disponibile su FR|Vision.
Sul fronte dei fondi aperti, il prodotto simbolo dell’anno resta il fondo a scadenza che, come osserva Alessandro Rota, direttore dell’ufficio studi di Assogestioni (terzo da destra, nella foto), «sono il prodotto di punta delle case italiane». «L’anno scorso hanno raccolto 22 miliardi di euro» ricorda l’esperto, «dopo i quasi 40 dell’anno precedente». A questo proposito, Rota fa notare un effetto “rotazione”: «Arrivano a scadenza prodotti lanciati 5-7 anni fa, in prevalenza bilanciati o flessibili, e la liquidità viene spesso reinvestita su prodotti a scadenza di tipo obbligazionario». Mentre in parallelo cresce il mondo ETF, con una raccolta di 20 miliardi nell’ultimo anno.
Dal punto di vista del wealth management, il 2025 è stato anche un anno di “servizi” e costruzione di portafogli più evoluti. «Si vedono sempre più gestioni patrimoniali personalizzate», utili sia per la componente fiscale sia per quella comportamentale, evidenzia Roberto Arosio, head of Investments and Wealth Management, Banca Aletti (secondo da destra, nella foto). Sul fronte della distribuzione, Arosio mette in guardia: «dobbiamo evitare di ripetere errori del passato», lavorando invece su diversificazione e pesi coerenti in consulenza, anche attraverso soluzioni evergreen.
Mentre per il 2026 al centro del dibattito si posizionano i private markets e, soprattutto, il tema della liquidità. «La discussione ormai si è spostata da quale asset class a quale tipo di veicolo», avverte Claudio Bocci, senior partner di Prometeia (a destra, nella foto), «perché promettere liquidità su strumenti illiquidi significa caricarsi anche un rischio reputazionale».