Cantieri sempre più robotizzati, piattaforme governate dall’intelligenza artificiale, nuove architetture propulsive alimentate da carburanti di ultima generazione e piccoli reattori nucleari modulari. La competizione globale nel settore navale si gioca oggi su tecnologia, autonomia energetica e capacità di presidiare segmenti strategici come l’underwater (con sommergibili e sistemi sottomarini sempre più sofisticati), anche a fronte della sempre crescente necessità di sicurezza per i complicati scenari geopolitici globali. È su questo terreno che Fincantieri ridisegna la propria traiettoria con il Piano industriale 2026-2030: un programma che punta a rafforzare la leadership nel settore della difesa, accelerare sulla digitalizzazione dei processi e sviluppare soluzioni sostenibili per affrontare al meglio la transizione climatica, trasformando innovazione e sicurezza in leve strutturali di crescita.
I numeri delineano un’accelerazione significativa: circa 12,5 miliardi di euro di ricavi attesi al 2030, oltre 50 miliardi di nuovi ordini nel periodo e un carico di lavoro complessivo che già oggi sfiora i 60 miliardi, con consegne visibili fino al 2036. La crescita media annua dei ricavi è stimata all’8%, mentre l’utile netto dovrebbe attestarsi intorno ai 500 milioni nel 2030, sostenuto da un incremento dei ricavi del 40% e da un balzo dell’Ebitda del 90% rispetto al 2025. Sul breve termine, la guidance 2025 vede ricavi intorno ai 9 miliardi, margine Ebitda al 7,4% e utile netto a 110 milioni.
«Con il Piano Industriale 2026-2030 compiamo un ulteriore deciso passo in avanti nella nostra traiettoria di crescita», spiega l’amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri Pierroberto Folgiero, sottolineando come il gruppo «può contare su un carico di lavoro record e su una struttura finanziaria sempre più solida, in grado di autofinanziare 1,9 miliardi di investimenti nel periodo». La generazione di cassa operativa sosterrà il deleveraging e apre alla possibilità di una politica di dividendi dal 2028, subordinata ai risultati 2027.
Il Piano si articola su quattro pilastri: incremento della capacità produttiva (capacity boost), aumento della produttività, rafforzamento dei progetti strategici ed espansione nelle adiacenze. Raddoppierà la capacità produttiva nei cantieri italiani per intercettare l’aumento della spesa militare navale. La traiettoria al 2035 è molto ambiziosa: ricavi potenziali a 18 miliardi, margine Ebitda al 13%, utile netto al 7,5% e azzeramento dell’indebitamento dal 2032.
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