Gli italiani ormai lo sanno: una volta finito di lavorare, la pensione pubblica, da sola, non basta più a garantire lo stesso tenore di vita. Secondo gli ultimi dati disponibili in materia, raccolti dall’Osservatorio 2025 di Anima Sgr sulle abitudini di risparmio degli italiani, l’81% dei nostri connazionali ci ha pensato, ma solo il 21% ha attivato qualche tipo di soluzione. Un divario che bisogna colmare, per costruire un futuro più sereno per tutti e quindi anche per il sistema Paese a partire da uno strumento di risparmio previdenziale di grande efficacia: il fondo pensione.
Una scelta da non rimandare
Aderire a un fondo pensione integrativo è una scelta che porta con sé molti vantaggi: oltre a poter contare su un investimento di lungo periodo che, nel rispetto della propria propensione al rischio, può portare nel tempo a maturare rendimenti finanziari molto interessanti, questo strumento offre anche importanti vantaggi fiscali.

Davide Gatti, responsabile Divisione Retail&Private di Anima Sgr
I versamenti volontari – sia per sé che per i figli, anche minorenni o non lavoratori – sono deducibili dal reddito. Inoltre, i rendimenti dei fondi pensione vengono tassati con un’imposta sostitutiva sui redditi di capitale pari al massimo al 20%, inferiore a quella massima del 26% applicata a molti altri investimenti finanziari. Infine, le prestazioni pensionistiche, al netto della tassazione sul guadagno in conto capitale e di eventuali contributi non dedotti, sono soggette a un’aliquota massima del 15%, che può scendere fino al 9% a seconda di quanti anni di partecipazione al Fondo si hanno. Infine, bisogna ricordare che il capitale investito nel fondo pensione può essere utilizzato, a certe condizioni, anche prima del pensionamento: è possibile ottenere anticipazioni per pagare, ad esempio, spese sanitarie, l’acquisto della prima casa per sé o per i figli o le spese di ristrutturazione.
Le novità della Legge di Bilancio 2026
In questo contesto, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcune novità che rendono ancora più flessibile e vantaggioso aderire alla previdenza complementare. Innanzitutto, il limite dei contributi che è possibile dedurre dal reddito imponibile sale a 5300 euro annui.
La legge interviene poi anche sulla fase di erogazione: la quota di capitale che si può riscattare interamente al momento del pensionamento sale dal 50% al 60% del totale, mentre, per chi preferisce la rendita, vengono previste due nuove modalità che aumentano ulteriormente la flessibilità e la personalizzazione del fondo pensione.
Guardare al futuro con consapevolezza
Sottoscrivere un fondo pensione, oggi, significa accedere a un investimento modulabile, che presenta importanti vantaggi fiscali e che consente di investire nel lungo periodo scegliendo fra diverse “linee”, con diversi gradi di rischio-rendimento, che spaziano dall’azionario all’obbligazionario in base all’orizzonte temporale. Per aiutare i risparmiatori a orientarsi, online vi sono diversi strumenti semplici e gratuiti per simulare con precisione non solo l’importo della propria pensione futura ma anche i benefici fiscali ottenibili aprendo un fondo integrativo. In un mercato che cambia, la previdenza complementare non è più solo un salvagente, ma il motore principale di una pianificazione finanziaria moderna ed efficiente.
