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Hyperscaler e risorse idriche, un fattore critico di crescita
Di Carlo Cidonio |
Pubblicato il 11 Febbraio 2026
La “fame d’acqua” dei centri di elaborazione dati nel 2026 raggiungerà i 2,97 trilioni di litri e potrebbe toccare i 5,2 trilioni tra cinque anni

Per Leonardo da Vinci nel 1500 «l’acqua era la forza motrice della natura», oggi è un elemento essenziale per la gestione e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Il consumo di acqua nei data center sta diventando un tema di crescente preoccupazione, specialmente in un’era in cui la domanda di potenza computazionale è in continua espansione, alimentata da un’irrefrenabile digitalizzazione globale. Con la proliferazione di workload ad alta intensità e la continua crescita degli hyperscaler, si stima che il consumo di acqua destinato ai sistemi di raffreddamento raggiungerà livelli record nel prossimo decennio.
La “fame d’acqua” dei centri di elaborazione dati nel 2026 raggiungerà i 2,97 trilioni di litri, in crescita rispetto al fabbisogno del 2025, con proiezioni per il 2031 che indicano 5.2 trilioni di litri, con una compound annual growth rate dell’11.84% nel periodo 2026-2031.
La sua esclusiva capacità termica nel raffreddare ambienti ad alta densità di calore come server farm o linee di produzione rende l’acqua un elemento essenziale e risolutivo per le moderne infrastrutture digitali.
È proprio nella fase di training dell’intelligenza artificiale, attraverso la high performance computing, che si riscontra il maggior rialzo delle temperature dovuto all’intenso lavoro dell’hardware per i complessi processi di calcolo ed è in questa condizione che si ha la necessità di stabilizzare la temperatura dei server sia direttamente sia indirettamente con un considerevole e costante quantitativo di acqua.

 

Carlo Cidonio, vicedirettore generale Anpib, Associazione nazionale private & investment bankers

 

Per mantenere una condizione termica produttiva stabile, l’acqua viene fatta defluire attraverso un sistema di interscambio refrigerante così da poter evitare il surriscaldamento della componentistica e il conseguente stallo del sistema.
La crescente domanda di pipeline, di stoccaggio e di strumenti di monitoraggio riflette una tendenza strutturale ormai consolidata: l’acqua è una risorsa imprescindibile che non può essere sostituita, il cui utilizzo è destinato ad aumentare esponenzialmente portando margini di crescita significativi e rilevanti. Le aziende del settore idrico, infatti, scambiano spesso a premio rispetto alle utility tradizionali. Questo “premio di qualità” è giustificato dalla resilienza del business model, l’acqua non ha alternative. Nel dibattito finanziario contemporaneo e con l’entrata in vigore delle nuove metriche ESG, il settore idrico sta rapidamente evolvendo da proposta marginale ad asset strategico d’investimento core. Mentre gli investitori concentrano la loro attenzione su tecnologie emergenti e megatrend ormai consolidati, l’acqua sta diventando un elemento chiave per la sostenibilità delle nuove frontiere dell’innovazione generando di fatto, per l’intero mercato, un imprescindibile vantaggio competitivo.
Il combinato disposto tra domanda strutturale, pressione normativa e incentivi pubblici sta creando uno scenario in cui l’opportunità di investimento nell’oro blu merita un’attenzione crescente da parte di investitori istituzionali e privati.
Per gli asset managers l’acqua non rappresenta soltanto un bene primario, ma un trigger strategico su cui costruire un valore destinato a consolidarsi nel tempo, corroborato da solidi fondamentali economici e da una forte domanda non ciclica.