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La previdenza complementare è dalla parte delle donne
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 4 Febbraio 2026
Il Gender Gap, il divario retributivo tra uomini e donne, si riflette anche sull’assegno pensionistico, ma correre ai ripari è possibile

Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Look to the Future sull’approccio degli italiani verso risparmio, gestione del patrimonio e previdenza complementare, realizzata da Athora in collaborazione con Nomisma, il genere e l’età giocano un ruolo cruciale nella percezione della stabilità economica e nelle scelte di investimento e protezione da parte di persone e famiglie. Nello specifico, gli uomini, rispetto alle donne, valutano in maniera più positiva la propria situazione economica (39% vs 31%) e la capacità di risparmio del nucleo familiare (25% vs 21%), oltre a mostrare maggiore fiducia nel ricevere la pensione (23%) rispetto alle donne (14%). Ma il dato più rilevante è proprio quello relativo al suo importo: le donne si confermano nettamente più scettiche (51%) rispetto agli uomini (35%) sull’adeguatezza dell’assegno garantito dal sistema pubblico per mantenere l’attuale tenore di vita.
Nonostante questi dati, la pianificazione finanziaria per la terza età resta poco diffusa, soprattutto tra le donne, malgrado in Italia esista un gender gap pensionistico molto elevato: secondo l’elaborazione della Covip su dati forniti dall’Inps, le donne percepiscono pensioni mediamente più basse del 30% rispetto agli uomini.
Durante la vita attiva però è possibile correre ai ripari, come spiega Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.

 

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia

 

«Più bassi tassi di partecipazione al mercato del lavoro, discontinuità lavorativa e divario salariale sono alla base di un accumulo inferiore di contributi versati al sistema pensionistico pubblico. Oggi gran parte del lavoro di cura e di assistenza familiare non retribuito viene affidato alle donne: questo, spesso, implica percorsi lavorativi irregolari, part time o un’uscita prematura e involontaria dal mercato del lavoro. E ogni interruzione lavorativa ha conseguenze negative in termini pensionistici. A tutto ciò si sommano altri aspetti, come la durata media della vita lavorativa delle donne che è di quasi nove anni inferiore a quella degli uomini, mentre la speranza di vita è maggiore. Inoltre, nonostante oggi le donne abbiano raggiunto livelli sempre più alti di consapevolezza finanziaria ed emancipazione economica, solo il 38% aderisce alle varie forme di previdenza complementare. Conoscere quindi la propria situazione previdenziale, e valutare con attenzione l’eventuale gap pensionistico, rappresenta un passaggio fondamentale per una pianificazione finanziaria consapevole e mirata. In questo percorso, il supporto di un consulente finanziario può rivelarsi determinante nella costruzione di un piano previdenziale efficace e personalizzato, utile a garantire, anche nella terza età, un tenore di vita sereno».