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Il saliscendi del metallo giallo
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 4 Febbraio 2026
Perché le quotazioni sono salite in maniera vertiginosa e poi sono crollate

Cosa è successo alla fine della settimana scorsa? Perché il prezzo dell’oro è crollato in maniera importante? È cambiato tutto? Nessuno lo sa davvero. L’unica ipotesi sensata è che dipenda dalla carta e non dal metallo. Una cosa è comprare oro fisico: lo si paga un po’ di più e lo si vende a un po’ meno del prezzo fissato dal mercato e la differenza tra i due prezzi, che nel caso di tagli piccoli o monete può essere anche del 10%, induce gli investitori a tenere il metallo per un po’ di tempo. Un’altra cosa è comprare oro sulla carta, ovvero puntare su un future, un contratto che obbliga a comprare o vendere 100 once d’oro a un prezzo prefissato e con consegna o regolamento a una data futura.
A fine gennaio 2026, l’ammontare dei future sull’oro, sul mercato Comex, era di circa 528mila contratti, la maggior parte dei quali con scadenza a febbraio. Insomma, sul piatto c’erano, sulla carta, 52 milioni di once pari a quasi 1.500 tonnellate d’oro, poco meno della metà di tutto il metallo prodotto in un anno. Non si tratta di oro vero perché, quando scade, un future viene chiuso in denaro o rinnovato. Nessuno chiede mai la consegna fisica delle 100 once (2,8 chili) previste per ogni contratto future e se accadesse sarebbe un disastro perché non c’è abbastanza oro nei caveau per onorare tutti i contratti.
Insomma, quando si parla di oro di carta si parla di speculazione sui prezzi, non di investimenti, di fondi, di portafogli. In un mercato delle materie prime effervescente come quello attuale ci sono due tipi di investitori: quelli che cercano un guadagno immediato e quelli che lo cercano a medio-lungo termine. I primi hanno interesse che il prezzo salga in fretta, mentre i secondi vogliono comprare a un prezzo giusto e puntano sul tempo. Giovedì scorso, dopo che il giorno precedente il prezzo dell’oro era salito di oltre il 5%, si è assistito a un’ulteriore crescita del 6% in poche ore. Poi il tracollo, con una perdita di oltre il 10% dai massimi. Un classico long squeeze, un rapido calo del prezzo che costringe i trader in posizione rialzista, magari a debito, a chiudere forzatamente le posizioni sui future per limitare le perdite. Questa vendita di massa crea una reazione a catena che accelera il crollo. Qualcuno ha voluto portare a casa i guadagni già fatti e ha innescato la valanga. Alla fine della settimana, comunque, il prezzo dell’oro era vicinissimo a quello di otto giorni prima. Cosa davvero è successo si vedrà nei prossimi giorni.