Il DDL di Bilancio per l’anno 2026, attualmente al vaglio della Commissione Bilancio del Senato, ha sicuramente il pregio di avere rispettato i limiti di disavanzo di bilancio che ha significato una distribuzione di minori risorse nei settori economico-sociali del Paese.
Si prende atto, pertanto, di interventi che, seppur condivisi, dovrebbero avere ulteriori risorse finanziarie per incidere maggiormente nei rispettivi ambiti. Il riferimento, ad esempio, va alla riduzione della percentuale dell’aliquota IRPEF per i redditi medi e alla c.d. rottamazione quinquies delle cartelle contenenti le somme iscritte a ruolo, sperando sia quella definitiva.
Non entro nel merito di altri settori come quelli sanitario, scolastico e sociale, per cui auspicherei un maggior impegno economico, anche attraverso nuove risorse da reperire nell’ambito della fase definitiva di accertamento a carico di quei contribuenti che non hanno rispettato gli obblighi di versamento di imposte, contributi e tasse.
Ciò detto, ognuno vorrebbe una Manovra che contenesse i propri ‘desiderata’. Personalmente attendo da anni una seria sburocratizzazione in ambito tributario, ma sembra essere sempre più una “mission impossible” e spiego perché: anche la semplificazione necessita di investimenti finanziari e l’azione tentata nella recente Riforma Fiscale ha prodotto risultati alquanto timidi proprio per la mancanza di adeguate coperture finanziarie.
In questo clima di precari equilibri finanziari, si inserisce, con consapevole determinazione, la richiesta da parte delle Confederazioni delle Associazioni dei professionisti di cui alla Legge 4/2013 (Assoprofessioni, Colap, Confassociazioni, Confcommercio Professioni, CNA Professioni) una richiesta unitaria di modifica della norma di tutela del professionista in malattia, art.1 commi da 927 a 944 Legge 234/2021, che è giusta nelle finalità – in quanto prevede la sospensione dei termini degli adempimenti tributari propri del professionista e gestiti per conto dei propri assistiti in caso di malattia, infortunio, maternità o malattia dei figli minori – ma fortemente discriminatoria perché si riferisce esclusivamente ai professionisti iscritti in albi escludendo i professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps.

Riccardo Alemanno, Vice Presidente Vicario di Confassociazioni, Presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT)
Purtroppo su questa Legge, che necessitava di un’estensione, dopo un periodo sperimentale, a tutti i professionisti, si deve registrare una discriminazione anche più recente (settembre 2024): all’approvazione alla Camera di un emendamento che modifica la norma originaria inserendo nuove e giuste tutele in caso di maternità o di malattia dei figli minori, ma sempre e soltanto per le professioniste e i professionisti ordinistici, discriminando ulteriormente le professioniste e i professionisti ex Lege 4/2013.
Da qui l’attenzione che ha già suscitato la nostra richiesta unitaria – che tra le altre cose non richiede coperture impossibili – tra i rappresentanti di Governo e Parlamento: mi auguro, anche come coordinatore di questa azione unitaria, su delega del presidente di Confassociazioni Angelo Deiana, che l’equità prevalga sugli egoismi.
