Seleziona una pagina

ARTICOLI

Finanza, cos’è uno short squeeze. Il rialzo dei prezzi che fa paura a chi ha venduto allo scoperto
Di Redazione |
Pubblicato il 16 Novembre 2025
Shortare un titolo, un indice o una materia prima è un’operazione che comporta dei rischi, il più grande dei quali è un aumento delle quotazioni che costringe a ricoprirsi o a rinunciare al margine di garanzia

Letteralmente vuol dire “spremere” il succo. In finanza significa una brusca e inaspettata variazione importante di una quotazione che butta fuori dal mercato coloro che avevano puntato tutto su un rialzo o un ribasso di un titolo, di un listino o di una materia prima, magari utilizzando strumenti a leva che amplificano di molto le perdite. Uno squeeze di mercato può riferirsi a uno “short squeeze” o a un “long squeeze”. Quest’ultimo avviene quando i trader vanno lunghi, ovvero puntano su un rialzo di prezzo e vengono “spinti” fuori dal mercato da una repentina riduzione delle quotazioni.
Uno short squeeze avviene quando i prezzi di mercato aumentano improvvisamente, superando le aspettative degli analisti e degli investitori. Possono impattare notevolmente gli investitori che adottano la strategia della vendita allo scoperto con le azioni in prestito, perché potrebbero spendere più denaro per ripagare e consegnare l’azione presa in prestito, rispetto a quanto avevano anticipato. Possono, inoltre, impattare negativamente anche sui trader che operano sulle azioni con gli strumenti derivati, come i Cfd, perché sfruttano la leva che può amplificare sia i profitti che le perdite.
Per capire l’entità delle perdite potenziali durante uno short squeeze è bene capire come e quanto costa shortare un titolo. Ipotizziamo di voler vendere allo scoperto (shortare) 10.000 euro di azioni quotate 1 euro. Una volta avviata l’operazione il broker congela l’importo proveniente dalla vendita allo scoperto, a garanzia del riacquisto e richiede un ulteriore margine di garanzia per tutelarsi dalla possibilità che il venditore non riesca a ricoprirsi. Il margine varia, ma di solito è attorno al 30%. Nel nostro esempio il margine di garanzia vale 3.000 euro. Inoltre se l’operazione non viene chiusa in giornata il cliente paga anche un interesse sui 10.000 euro.
Dopo alcune settimane, se il prezzo del titolo è 1,2 euro e si decide di chiudere la posizione bisogna acquistare il titolo in copertura, contribuendo tra l’altro al rialzo della quotazione. Quindi si spendono 12.000 euro per le azioni e l’operazione ha finito col perdere 2.000 euro. Se il prezzo fosse salito a 1,30 euro la posizione sarebbe stata chiusa automaticamente dal broker che si trattiene il margine di garanzia. A tali importi andranno sommate le commissioni richieste dalla banca per l’operazione e le spese per gli interessi.
Queste perdite si moltiplicano, o meglio avvengono a percentuali di crescita molto più basse se la vendita allo scoperto è effettuata a leva. Ad esempio uno short selling a leva 10 significa che amplificherà di 10 volte la variazione del guadagno/perdita e un rialzo dell’1% provocherà una caduta del 10% nel valore dell’investimento.
Uno short squeeze di dimensioni enormi è quello che avvenne nel 2008 sui titoli Volkswagen. Convinti di un suo tracollo industriale, gli hedge fund avevano creato un’ampia posizione short, pari a circa il 12,5% delle azioni in circolazione. Quando Porsche dichiarò di aver aumentato la sua quota di minoranza da poco più del 40% al 74% delle azioni Volkswagen tramite opzioni, il prezzo del titolo i soli due giorni passò da 210 a oltre mille euro e gli short seller furono costretti a coprire le proprie posizioni a quelle cifre astronomiche e persero miliardi di euro.