Tanto rumore per nulla. I dazi imposti ad aprile da Donald Trump non hanno fatto schizzare in alto l’inflazione americana e la battaglia contro l’immigrazione illegale non ha fatto crollare il mercato immobiliare negli Usa, mentre l’economia globale si avvia a terminare l’anno in buone condizioni. La pensa in questo modo Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners Sgr, che, lasciando da parte i rischi geopolitici sempre in agguato, non vede shock sistemici all’orizzonte. «Per ora» spiega «una parte importante dei dazi sembra essere stata pagata dai produttori, in particolare cinesi, o dagli importatori, mentre solo una parte limitata è andata a scaricarsi sui prezzi al consumo. È ancora presto per archiviare i timori che hanno, tra l’altro, prodotto la caduta delle borse in aprile. Può sempre essere che produttori ed esportatori, constatando la tenuta della domanda finale, decidano nei prossimi mesi di trasferire a valle, ovvero ai consumatori finali, il costo dei dazi. Per ora, tuttavia, questo processo si sta svolgendo in modo graduale e ordinato. L’inflazione del paese che ha alzato i dazi, l’America, si mantiene intorno al 3 per cento senza ulteriori strappi. Il 3%, che in passato avrebbe indotto la Fed ad alzare i tassi per ritornare all’obiettivo del 2%, è oggi tollerato dalla Fed e dai mercati e sta diventando nei fatti la nuova velocità di crociera dell’inflazione americana. Anche nel resto del mondo, nel frattempo, l’inflazione si mantiene complessivamente stabile».
Anche la crescita degli Stati Uniti non preoccupa Fugnoli: «I consumi della parte più povera della popolazione» spiega lo strategist «mostrano qualche segno di stress (testimoniato ad esempio dai maggiori acquisti di cibi in scatola e pasti pronti a buon mercato), ma il resto dei consumatori, confortato anche dall’effetto ricchezza creato dal rialzo azionario, tiene alti i suoi livelli di spesa. Quanto agli investimenti non si vede alcun rallentamento in AI e data center».
Fugnoli segnala da un lato il raggiungimento degli obiettivi di crescita della Cina, grazie all’aumento delle esportazioni e alla buona tenuta di investimenti e consumi, e dall’altro l’atteggiamento delle banche centrali che, pur in assenza di segni di reale indebolimento dell’economia, nel quarto trimestre, e per tutto il 2026, rimarrà sbilanciato a favore della crescita, mentre si aspetta presto i primi effetti del massiccio programma di stimoli tedesco per riarmo e infrastrutture. «Nel complesso» conclude Fugnoli «ci sono le condizioni per un mantenimento delle tendenze recenti sui mercati finanziari, ovvero tassi a breve in discesa, tassi a lungo stabili e mercati azionari in buona salute. Occorrerà comunque fare attenzione a un possibile riemergere di tensioni geo-politiche, a una maggiore volatilità di tassi a lungo e borse, a colli di bottiglia e al livello elevato già raggiunto in molti comparti azionari. Per mitigare questi rischi sarà dunque utile continuare a diversificare gli investimenti, spostando peso dall’America verso il resto del mondo e dall’alta tecnologia verso i comparti tradizionali».
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Lo strategist di Kairos Partners Sgr Alessandro Fugnoli considera, però, utile continuare a diversificare gli investimenti, spostando peso dall’America verso il resto del mondo e dall’alta tecnologia verso i comparti tradizionali
