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Il fattore tempo: negli investimenti non bisogna perderne troppo
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 13 Ottobre 2025
Un terzo degli italiani non sa quando investire e per quanto farlo. Lo rivela un’indagine Finer Finance Explorer presentata durante l’Efpa Italia Meeting 2025

“Chi ha tempo non aspetti tempo”, dice un vecchio adagio popolare che sarebbe bene tener sempre presente nella vita quotidiana, soprattutto negli investimenti. A confermarlo è un’indagine realizzata dal centro di ricerca Finer Finance Explorer e presentata in occasione dell’ultimo Efpa Italia Meeting (che si è tenuto a Firenze il 2 e il 3 ottobre), l’evento annuale organizzato dall’affiliata italiana all’associazione Efpa Europe, che riunisce i professionisti del risparmio, per una due giorni di aggiornamento, dialogo e confronto.
«In Italia si registra una percentuale di risparmiatori pari al 57% della popolazione mentre, di contro, la quota di chi investe è pari solo al 30%. Questo divario è strettamente legato alla mancanza di cultura del tempo nel contesto finanziario», ha sottolineato Nicola Ronchetti, ceo e fondatore di Finer.
Lo scarto tra i due gruppi, pari al 27%, sta a indicare non solo l’esistenza di una quota di risparmiatori che non si è ancora rivolta a un servizio di consulenza, ma anche una diffusa mancanza di nozioni di base circa il funzionamento dei mercati e degli strumenti finanziari.
«Prevale una visione di breve periodo e una diffidenza culturale verso gli investimenti azionari, che richiedono conoscenza e pazienza e il supporto di un professionista. Nelle strategie finanziarie degli italiani, la difficoltà nel gestire e comprendere la variabile temporale rappresenta un ostacolo diffuso: influenza non solo il quando e il quanto investire, ma anche l’approccio delle diverse generazioni alla pianificazione del proprio futuro».
Dalla ricerca, condotta nel mese di settembre su un campione di oltre 9mila investitori e oltre 5mila professionisti del risparmio, emerge un’incertezza sul timing degli investimenti: il 34% degli italiani non sa esattamente quando investire a prescindere dallo strumento finanziario prescelto. Allo stesso modo il 35% degli italiani non sa per quanto tempo dovrebbe rimanere investito. Questa scarsa consapevolezza si riflette anche nella modalità con cui si investe. La maggior parte degli italiani tende, infatti, a investire una tantum, ovvero tutto in una volta, e spesso quando i mercati stanno andando bene.
Proprio per effetto di questa scarsa “cultura del tempo”, appare poco diffuso l’approccio progressivo all’investimento, da effettuare ogni mese tramite piccoli importi attraverso piani di accumulo come i Pac. La situazione appare inoltre molto critica quando si parla di previdenza, esigenza che più di ogni altro beneficia del lungo termine: «Solo il 10% degli italiani pensa a un fondo pensione, mentre il 55% continua a confidare nel sistema statale, dato che raggiunge il 70% per i più giovani. Anche la Generazione Z, pur avendo l’orizzonte di investimento più lungo, che consentirebbe di massimizzare i benefici dell’interesse composto e dell’investimento progressivo, continua a non prendere in considerazione l’importanza di integrare la previdenza».