Di fronte all’incertezza economica e alla volatilità dei mercati, innescata dall’introduzione dei dazi commerciali su scala globale da parte dell’amministrazione Trump, gli investitori professionali, ossia coloro che gestiscono importanti masse tra cui fondi pensione, compagnie assicurative, family office e gestori patrimoniali, intendono adeguare le proprie strategie per proteggere i portafogli. Lo rivela il sondaggio Global Investor Insights Survey (GIIS) condotto da Schroders su circa mille investitori istituzionali e wealth manager a livello globale, per un totale di 67.000 miliardi di dollari di asset in gestione.
Ben quattro professionisti su cinque (80%) hanno dichiarato di essere propensi ad aumentare nel corso dei prossimi 12 mesi l’utilizzo di strategie di investimento attive, ossia approcci che grazie alla diversificazione e alla selezione dei titoli puntano a ottenere rendimenti più elevati rispetto a quelli forniti da un indice di riferimento (il cosiddetto benchmark).
In uno scenario di volatilità diffusa, gli investitori professionali sono sempre più orientati a individuare specifiche opportunità di rendimento sia nei mercati pubblici sia in quelli privati.
L’azionario quotato (46%) e il private equity (45%) emergono come le asset class più promettenti per la generazione di rendimento. Tra gli italiani l’appeal del private equity è più basso (35%) a fronte di una più forte attenzione per private debt e strumenti alternativi di credito e per l’azionario legato alle infrastrutture rinnovabili (41% e 39%). Oltre la metà degli investitori globali (51%) che guarda con favore all’azionario quotato ritiene che le allocazioni equity globali offriranno le performance più elevate. Questo dato riflette una crescente volontà di ridurre la concentrazione nei titoli mega-cap statunitensi: il 74% ha identificato l’S&P 500 come l’indice che suscita maggiori preoccupazioni in termini di concentrazione.
Tra gli investitori focalizzati sulle azioni quotate, il 53%, a livello globale, predilige strategie attive per massimizzare il potenziale di rendimento, a fronte di un modesto 10% che continua a preferire approcci passivi. Questo divario è ancora maggiore tra gli investitori italiani: il 72% preferisce le strategie attive, mentre nessuno, invece, si posiziona su strategie completamente passive.
Nel private equity i buyout su piccola e media capitalizzazione sono ritenuti particolarmente interessanti dal 65% degli investitori (79% tra gli italiani).Dalla tradizionale allocazione obbligazionaria gli investitori professionali si stanno spostando verso soluzioni che includono obbligazioni corporate, debito privato e strumenti alternativi di credito (PDCA – Private Debt and Credit Alternatives). Questi ultimi sono risultati la strategia di allocazione più interessante per gli investitori globali focalizzati sull’income nei prossimi 12 mesi: è stata selezionata dal 44% degli intervistati, seguita da azioni ad alto rendimento(41%) e obbligazioni corporate attive (33%). Tra gli investitori che hanno indicato i PDCA tra le prime tre fonti di income per il prossimo anno, il debito infrastrutturale (63%) e i prodotti cartolarizzati (60%) emergono come alternative al direct lending.
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