Da inizio anno il debito dei mercati emergenti, che oggi rappresenta il 12% del mercato obbligazionario globale con una crescita trainata dal debito in valuta locale, ha registrato una performance del 9% circa, quasi il doppio dei treasury americani. Il comparto azionario cresce invece del 20% circa, contro il 15% del MSCi World. I rialzi più accentuati si registrano in Cina, Corea e Polonia. In Cina la progressiva attenuazione dei dazi e l’impegno del governo per la ripresa dei consumi hanno rafforzato il favore degli operatori economici. La Corea trae beneficio dalla sua posizione nella fornitura di IA, mentre la Polonia dalla riduzione del rischio politico. Questo dimostra che diversificare il portafoglio in molti piccoli asset o Paesi diventa fondamentale per ottenere rendimenti soddisfacenti nel medio termine. Inoltre, l’incertezza suscitata dalle politiche della Casa Bianca e il suo impatto sul dollaro hanno riacceso l’interesse degli investitori per aree geografiche diverse dagli States. Il deprezzamento della moneta americana ha riattivato l’idea che sia indispensabile una più ampia diversificazione geografica, dopo tanto tempo in cui i gestori di fondi sono stati esageratamente focalizzati su asset americani. Anche lo sviluppo economico favorisce i mercati emergenti: India e Vietnam crescono nei servizi e nel manifatturiero, mentre il Messico ha messo in atto una strategia di politica monetaria per contenere l’inflazione. Un altro fattore da prendere in considerazione sono le grandi forze come l’IA, che vede tra gli attori chiave Paesi come Messico, Taiwan e Corea del Sud in qualità di sviluppatori di semiconduttori indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
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I mercati emergenti guadagnano di più
I rialzi più accentuati si sono registrati in Cina, Corea e Polonia
