Una platea sterminata di debitori attende il nuovo giro di “pace fiscale”. Ma il Governo pensa a introdurre filtri severi per arginare il fenomeno dei contribuenti “seriali” che non pagano mai fino in fondo. In Italia c’è una popolazione di quasi 22 milioni di persone e imprese che convivono con cartelle esattoriali non saldate. Un dato impressionante, messo nero su bianco nella relazione della Commissione tecnica sul magazzino della riscossione. A dominare la scena sono le persone fisiche, che rappresentano l’84,3% del totale(18,5 milioni): di queste, la maggior parte sono dipendenti e pensionati (15,5 milioni, pari al 71,3%), con un debito medio di poco inferiore ai 20 mila euro.
Diversa la fotografia per i lavoratori autonomi: sono 2,8 milioni con cartelle per circa 55mila euro a testa. Ma è il mondo delle imprese a fare più rumore: 3,4 milioni di aziende con un debito medio che sfiora i 240mila euro.
Numeri simili spiegano perché le rottamazioni abbiano avuto tanto successo politico: interessano oltre 15 milioni di contribuenti, cioè quasi un terzo degli italiani maggiorenni. Ma proprio questa massa critica rende il meccanismo fragile: ogni rottamazione rischia di trasformarsi in un boomerang, alimentando aspettative di sanatorie a cadenza regolare e riducendo la propensione a pagare spontaneamente.
La relazione segnala infatti che più del 77% dei destinatari annuali di cartelle ha già avuto iscrizioni a ruolo nei tre anni precedenti. Insomma, un esercito di recidivi. E, secondo il ministero dell’Economia, proprio loro dovrebbero restare esclusi dalla prossima definizione agevolata.
Un sistema inefficiente
Altro punto dolente è la gestione delle pratiche: quasi un credito su quattro riguarda importi inferiori ai 100 euro, trattati, però, con la stessa burocrazia di debiti milionari. Un’assurdità che la Commissione tecnica definisce “antieconomica” e che appesantisce l’intero sistema.
Non solo: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione concentra gran parte delle proprie energie su posizioni destinate con ogni probabilità a non produrre alcun risultato. L’esempio è eloquente: in un anno, i pignoramenti immobiliari effettivamente conclusi sono stati appena 81. Troppo pochi, se si guarda alla dimensione del fenomeno. Ma intervenire sugli immobili resta un tabù politico in un Paese dove la casa è considerata “sacra”.
Dalle sanatorie alle riforme
La vera questione, dunque, è ridisegnare le regole della riscossione per renderle sostenibili ed efficaci. Perché la recidiva dei contribuenti non è solo il sintomo di una cultura fiscale debole, ma anche di un sistema che disperde energie in migliaia di microcrediti difficilmente recuperabili, rinunciando di fatto a inseguire i grandi debitori.
La Commissione ha posto il tema, ora la politica dovrà assumersi la responsabilità delle scelte. Nel frattempo, milioni di contribuenti restano in attesa di capire se il prossimo “sconto fiscale” sarà ancora una volta per tutti o se, stavolta, le maglie si stringeranno davvero.
