Diversi anni fa lo spread per l’Italia era un vero incubo perché toccava livelli molto alti. Infatti fu una delle principali causa della caduta dell’ultimo governo politico di Silvio Berlusconi. Però quei tempi sembrano passati: dal 2022 al 2025 lo spread ha progressivamente rappresentato un indicatore chiave della rinnovata solidità italiana portando effetti positivi per aziende e famiglie italiane. Evento positivo per gli orizzonti finanziari e di bilancio della nostra amata nazione, ricordando a tutti che lo spread in termine tecnico è la differenza di rendimento tra due titoli dello stesso tipo e anche di durata identica, uno dei quali è considerato un titolo di riferimento.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze Italiano ha fatto sapere che lo spread che a settembre 2022, aveva raggiunto i 251 punti base, ha centrato i 71 punti base a ferragosto di quest’anno. Ha reso noto, infatti: «Un effetto visibile e misurabile del lavoro responsabile svolto dall’esecutivo in questi primi 3 anni. All’inizio della legislatura le tensioni internazionali e le preoccupazioni legate alla crisi energetica e alla guerra in Ucraina, insieme alla politica monetaria con gli aumenti dei tassi di interesse da parte della BCE, hanno tenuto lo spread su livelli relativamente alti, le politiche di bilancio prudenti e il rispetto degli impegni con l’UE hanno contribuito a rassicurare i mercati.

Agrippino Castania, vice presidente Confassociazioni Banca e Finanza con delega alla Comunicazione
Dall’inizio del 2024 ad oggi, in particolare, lo spread si è mosso in un contesto di relativa tranquillità, riflettendo una maggiore fiducia degli investitori nella solidità economica dell’Italia e nelle sue politiche finanziarie. Esso ha, infatti, mantenuto una relativa stabilità con valori inferiori rispetto ai livelli visti durante i periodi di massima tensione. Ciò è stato possibile grazie ai segnali di una crescita economica stabile dell’Italia e all’attenzione del governo al contenimento del debito e al rispetto delle regole di bilancio europee. Tutti fattori visti positivamente dai mercati e dalle agenzie di rating che hanno premiato la traiettoria di crescita e consolidamento fiscale del Paese».
Il nostro Paese sta camminando su buoni parametri di crescita e tutti noi possiamo avere l’auspicio di un futuro economico forte e stabile. Per far diventare tutto ciò realtà, il governo deve continuare a fare riforme strutturali. Intanto il capo missione del FMI, Lone Christiansen, ha dichiarato che l’Italia ha bisogno di molta più produttività e di più persone occupate lavorativamente.
