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Il risparmio gestito torna a crescere: «Bond e mercati privati l’antidoto alla volatilità»
Di Giulio Zangrandi |
Pubblicato il 22 Settembre 2025
Secondo la Mappa Assogestioni, sono stati raccolti nel secondo trimestre 7,6 miliardi di euro. Merito dei fondi italiani e, in particolare, degli obbligazionari. Gestori convinti: «La volatilità resterà, ma reddito fisso e mercati privati sono l’antidoto»

Il risparmio gestito italiano archivia un secondo trimestre in crescita, nonostante le incertezze sui mercati. Secondo la Mappa di Assogestioni, la rilevazione periodica con cui l’associazione degli asset manager attivi in Italia monitora lo stato di salute del settore, tra aprile e giugno 2025 i nuovi investimenti hanno toccato quota 7,6 miliardi di euro e portato il patrimonio in dotazione all’industria oltre i 2.535 miliardi. Un risultato accolto positivamente dagli addetti ai lavori, che ai microfoni del talk di FR|Vision intitolato ‘The Big Picture’ hanno sottolineato come la progressiva normalizzazione del quadro macro stia facendo emergere due direttrici per la restante parte dell’anno: il reddito fisso e i mercati privati come antidoto alla volatilità.
Se infatti la spinta maggiore è arrivata dai fondi aperti, che hanno registrato afflussi di capitali per 2,7 miliardi e beneficiato di una rivalutazione dei mercati finanziari quantificabile in 17 miliardi di euro, al loro interno è spiccato in particolare l’exploit dei prodotti obbligazionari. «Questa categoria è stata in grado di attrarre 3,9 miliardi di euro aggiuntivi», ha spiegato il direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni Alessandro Rota, che non ha mancato di sottolineare come gli investitori abbiamo versato nei veicoli italiani 3,9 miliardi contro i 500 milioni dei corrispettivi esteri. Dal lato della distribuzione, sono stati i consulenti finanziari a confermarsi motore del settore: oltre cinque i miliardi raccolti e un trend positivo che prosegue da quattro trimestri, a fronte di una raccolta istituzionale che continua ad apparire altalenante.
L’ottimismo dei numeri convive con un quadro internazionale che resta incerto ma non fa temere i gestori. Massimo Mazzini, vicedirettore generale di Eurizon Capital Sgr, si è infatti detto fiducioso sulla seconda metà d’anno: «Gli effetti dei dazi sembrano ormai prezzati dai mercati, ci aspettiamo che le banche centrali siano di supporto e che l’inflazione resti sotto controllo». Da qui la convinzione che il reddito fisso resterà la scelta più solida. Più cauto Stefano Vecchi, ceo di Banca Investis, secondo cui occorre invece optare per soluzioni alternative come i mercati privati in considerazione del fatto che i dubbi sulle tariffe saranno sostituiti da altre incognite: «La contrapposizione tra prezzi e occupazione negli USA e le politiche di spesa tedesche».
Oltre ai fattori congiunturali, restano all’orizzonte anche sfide strutturali ha voluto mettere in guardia il fondatore e ceo della società di ricerca Finer. Nicola Ronchetti. «Il 50% degli italiani non si fida dei mercati e il 47% non trova un referente per trasformarsi da risparmiatore a investitore», ha detto. Un quadro che, a suo avviso, impone di «investire ancora di più in fiducia, cultura e dialogo».