I bias cognitivi, che non sono altro che scorciatoie mentali che il nostro cervello utilizza per elaborare velocemente le informazioni, possono indurci in errore in diversi settori della vita. In ambito finanziario però si possono tradurre non solo in un mancato guadagno, ma anche in perdite di denaro piuttosto consistenti come nel caso del cosiddetto “effetto Ikea”, chiamato anche “effetto di possesso”.
Il termine, introdotto da Michael Norton, professore di Business Administration presso Harvard Business School, da Daniel Mochon, dell’Università di Yale e dallo psicologo Dan Ariely, dell’Università di Duke, deriva dal nome del produttore di mobili svedesi, famosi in tutto il mondo per essere venduti sul mercato a un prezzo accessibile e per la necessità di essere montati, una volta a casa, dai clienti. Secondo questo bias, dedicare tempo, energia e sforzi per la costruzione di un articolo porta i consumatori non solo a innamorarsi delle proprie creazioni ma, spesso, anche a stimarne in maniera eccessiva la qualità finale.
«In ambito finanziario, l’“Effetto Ikea” spinge a sopravvalutare la qualità o l’appropriatezza degli investimenti scelti in maniera completamente autonoma, anche quando la realtà evidenzia il contrario», spiega Marina Maghelli, membro del cda di Efpa, una delle affiliate di Efpa Europe.
«Chi ha costruito qualcosa da sé tende di solito a sovrastimarlo. Il risparmiatore che ha speso tempo, impegno, energie per selezionare gli investimenti, per effetto di questo bias, rischia di restare aggrappato a un portafoglio che ha costruito in modo autonomo anche quando si rivela poco corrispondente ai suoi bisogni o palesemente non adeguato al suo profilo di rischio o al suo orizzonte temporale di investimento. In un esperimento condotto qualche anno fa, solo il 10% degli investitori che avevano costruito da sé il portafoglio ha venduto dopo un crollo simulato, contro il 31% di chi lo aveva ricevuto da un consulente».

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
«Questo bias, in estrema sintesi» conclude Maghelli, «spinge il risparmiatore a sopravvalutare le proprie decisioni, generando una serie di comportamenti inefficienti: dalla sovrastima delle proprie scelte all’attaccamento emotivo eccessivo verso gli strumenti scelti in passato, dall’illusione di avere pieno controllo sul portafoglio alla difficoltà di adottare scelte diverse anche quando un investimento non funziona più. Per “dribblare” questo effetto è fondamentale, quindi, affidarsi a professionisti preparati e certificati: confrontarsi periodicamente con il proprio consulente aiuta a gestire l’emotività, a ridurre l’impatto dei bias cognitivi, a investire in funzione delle proprie esigenze, profilo di rischio e orizzonte temporale, affrontando così la pianificazione finanziaria in modo più razionale ed efficace».
Rosaria Barrile
