«In questo momento stiamo vivendo una fase di elevata incertezza dovuta a più fattori che si sommano. Da un lato, la nuova politica economica Usa, fra dazi e maxi-spesa fiscale, e, dall’altro, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Questi elementi stanno disegnando uno scenario in cui le decisioni dei policymaker sono difficili da anticipare e i mercati reagiscono rapidamente a ogni novità». Non ha peli sulla lingua Maurizio Vitolo, amministratore delegato (e fondatore) di Consultinvest. E in quest’intervista illustra la sua attuale analisi della situazione dei mercati.
Come vede la strategia commerciale americana nel breve termine?
La politica dei dazi è al centro del piano di finanziamento del deficit federale, e benché le trattative proseguano – con Cina, Unione Europea e altri partner – il risultato sarà probabilmente un aumento delle tariffe rispetto ai livelli attuali (in media intorno al 3%). Dazi al 10% sull’import e persino al 30–40% in determinati casi non sono uno scenario da escludere, e avremo negoziazioni lunghe, forse per molti mesi, senza un quadro chiaro sul dettaglio degli accordi.
Che impatto avranno queste tariffe sull’economia Usa?
Anche un aumento medio di qualche punto percentuale può avere effetti significativi. Nel primo mandato Trump, con un aumento medio di 1,5 punti percentuali, abbiamo visto utili aziendali stagnanti per 18 mesi prima del Covid. Oggi, con piani molto più ambiziosi di rialzo, rischiamo una compressione dei margini più duratura e un’ulteriore frenata della domanda per consumi.
Quali sono le prospettive di Fed e Bce?
La Fed ha rivisto al ribasso le stime di crescita (1,4% per il 2025) e al rialzo quelle di inflazione (3,1%), restando cauta sui tassi. Attualmente prevede al massimo due tagli da 25 punti base entro fine anno, a patto che l’inflazione non riparta. In Area Euro la Bce ha portato il tasso di deposito al 2% e segnala la fine del ciclo di ribassi: non sembra pronta a ulteriori mosse espansive se non in caso di recessione o deflazione.
Quale scenario prevede per i prossimi mesi?
Nel complesso, ci aspettiamo uno scenario di moderata stagflazione: crescita in frenata dovuta a consumi sotto pressione per i prezzi, ma compensata dalla spinta alla spesa per infrastrutture, difesa, digitalizzazione e IA, soprattutto negli Stati Uniti. L’inflazione non tornerà ai livelli pre-crisi nel breve e potrebbe persino risalire se le politiche fiscali restano espansive.
Quali indicazioni operative offre agli investitori?
Vediamo quattro linee guida da seguire con fiducia:
1. Diversificazione: mix di asset class e regioni per mitigare lo shock sui singoli mercati.
2. Duration control: riduzione dell’esposizione alle obbligazioni a lunga scadenza, in un contesto di tassi incerti.
3. Liquidità selettiva: riserve prontamente allocabili in opportunità a breve termine.
4. Temi di crescita: infrastrutture, difesa e tecnologia restano le aree con visibilità di spesa pubblica e privata.
Come gestire l’imprevedibilità degli eventi?
La chiave è mantenere flessibilità e disciplina: pianificare gli scenari alternativi, aggiornare regolarmente la view e non farsi prendere da reazioni eccessive a ogni singola notizia. In finanza, l’unica certezza è il cambiamento continuo: prepararsi a cambiare strategia è il nostro miglior vantaggio competitivo.
