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Il rischio azionario (nascosto) nei portafogli delle famiglie italiane
Di Redazione |
Pubblicato il 21 Luglio 2025
Pimco ha analizzato il peso delle piccole aziende a conduzione diretta e avverte: rappresentano un’esposizione azionaria e vanno prese in considerazione come se fossero un investimento in private equity

«Le famiglie italiane sono tradizionalmente considerate investitori cauti, esposti principalmente al reddito fisso e in particolar modo ai titoli di Stato italiani (Btp, o Bot). Per questo sono spesso soprannominati “Btp people”. Tuttavia, un’analisi più approfondita dei loro investimenti sfata un mito di lunga data. Una nuova ricerca del team Client Solutions and Analytics di Pimco, basata sui dati dei Conti Finanziari della Banca d’Italia, dimostra che, contrariamente a quanto si pensa comunemente, i portafogli delle famiglie italiane presentano una componente di rischio azionario pari al 77%. Una svolta che dipende soprattutto da un fattore: molti nuclei possiedono aziende a conduzione diretta, che rappresentano di fatto un’esposizione al capitale di rischio.

I portafogli delle famiglie

Il portafoglio tipico di una famiglia italiana è composto da diverse classi di attivo e prodotti finanziari, tra cui fondi comuni di investimento, obbligazioni, azioni quotate, prodotti assicurativi e pensionistici, liquidità e, soprattutto, l’azienda familiare.
Apparentemente si tratta di un ragionevole livello di diversificazione. Tuttavia, le principali variabili finanziarie che determinano i movimenti del portafoglio sono i fattori di rischio sottostanti ciascuna asset class. Ad esempio, i principali fattori di rischio che influenzano il prezzo di un Btp italiano sono i tassi di interesse europei e gli spread creditizi sovrani italiani. In un tipico fondo di private equity, i principali fattori di rischio sarebbero l’esposizione azionaria a società di piccole o medie dimensioni e il rischio di illiquidità.
Esaminando la composizione del portafoglio tipico di una famiglia italiana da questa prospettiva, l’analisi di Pimco rivela che oltre tre quarti della volatilità è attribuibile a fattori di rischio azionari, mentre i fattori obbligazionari rappresentano solo il 10%. In altre parole, nel medio-lungo termine le variazioni di valore del portafoglio sono determinate principalmente dai movimenti dei mercati azionari. Poiché i prezzi dei titoli azionari possono subire oscillazioni ampie e improvvise, le famiglie italiane potrebbero essere involontariamente esposte a un rischio maggiore di quanto percepito.

La fonte del rischio

Analizzando l’intero patrimonio finanziario delle famiglie italiane, comprese le esposizioni incluse nei prodotti di risparmio gestito quali fondi comuni di investimento, fondi pensione e polizze assicurative sulla vita, la ricerca di Pimco rivela che la notevole esposizione ai rischi azionari può essere attribuita principalmente alle aziende familiari, che rappresentano il 25% del valore di mercato del portafoglio finanziario. Per la fascia più abbiente delle famiglie italiane, questa percentuale sale addirittura al 37%.
Tali aziende sono, senza alcun dubbio, un bene estremamente prezioso dal punto di vista economico, sociale e culturale, ma dal punto di vista del rischio di investimento rappresentano un’esposizione azionaria e, pertanto, devono essere prese in considerazione nelle analisi dei rischi di portafoglio.
Per l’esattezza, è un tipo di rischio simile a quello di un investimento in private equity, poiché le tipiche aziende familiari italiane sono private e di piccole o medie dimensioni, come quelle in cui solitamente investono i fondi di private equity. In effetti, durante la crisi finanziaria globale del 2008, il valore di mercato di queste aziende è diminuito di circa il 50%, un calo che ha richiesto quasi 15 anni per essere recuperato.