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Dollaro in picchiata: istruzioni per l’uso
Di Redazione |
Pubblicato il 21 Luglio 2025
Per ridurre le perdite sul cambio, Pictet Am consiglia obbligazioni europee e dei Paesi emergenti, materie prime e azioni globali, anche se il biglietto verde resta fondamentale per l’economia mondiale

Da inizio anno, l’indice del dollaro è sceso di oltre 11 punti percentuali a fine giugno 2025; l’euro contro il dollaro ha acquisito il 14%, passando da 1,035 a 1,18 in sei mesi per poi scendere a 1,168. E da qui a fine anno non ci sono segnali positivi: alcuni si aspettano che continuerà a oscillare attorno ai livelli medi registrati nei primi sei mesi 2025, mentre altri prevedono un ulteriore indebolimento. La Banca centrale europea considera un livello di apprezzamento dell’euro fino a 1,20, una soglia sostenibile, ma paventa grossi problemi se ci fosse un ulteriore apprezzamento della valuta europea.

Il calo di breve periodo

«A partire da fine 2023 sosteniamo l’imminente fine del secolare ciclo rialzista del dollaro, che risultava già sopravvalutato» spiega Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Am, che aggiunge: «La principale causa di debolezza del dollaro è imputabile all’incertezza dell’amministrazione americana: politica commerciale azzardata, avvisaglie di indebolimento economico, rallentamento del settore manifatturiero, timore di un governatore ombra della Fed più dovish (colomba, accomodante verso la Casa Bianca, ndr,), incognita di sostenibilità del debito pubblico. A riprova di ciò, nonostante la forbice del costo del denaro (livello dei tassi di interesse) Usa-Eu si allarghi in forza di dollaro, il dollaro perde terreno contro l’euro: è il premio per l’imprevedibilità politica, il costo dell’incertezza».

La forza del biglietto verde

Esistono, però, anche delle motivazioni che spingono la moneta americana al ribasso che non dipendono dall’attuale politica del presidente Trump: «Rispetto ai suoi livelli storici» continua Campisi «il dollaro è al momento ancora leggermente apprezzato. Il movimento cui assistiamo, seppur brusco, è un ritorno alla media. Non è però il caso di fare facili allarmismi».
Il dollaro resta comunque la principale valuta per riserve estere (59% delle riserve valutarie globali), per i prestiti internazionali: (il 64% del debito mondiale è in dollari), moneta di scambio più utilizzata (il 58% dei pagamenti internazionali escludendo quelli all’interno dell’eurozona), e la valuta delle transazioni globali (oltre il 50% delle fatture per il commercio estero).

Come comportarsi

Il rischio valutario è insito in qualsiasi investimento fuori del proprio Paese. «Visto il movimento già registrato da inizio anno» aggiunge Campisi «al momento non è da ritenersi vincente una strategia finalizzata a modificare il proprio portafoglio per limitare l’impatto del dollaro, che potrebbe sì deprezzarsi ancora di qualche punto, ma senza attendersi movimenti estremi. Può invece essere lungimirante diversificare il proprio portafoglio al di fuori degli Stati Uniti, orientandosi su asset di diversa valuta o prezzate in euro».

Smorzare l’effetto cambio

Con un dollaro che si indebolisce la diversificazione del portafoglio sulle asset class globali permette di ridurre il rischio cambio. «Nello specifico» conclude Campisi «le asset class da privilegiare sono le obbligazioni dei Paesi sviluppati e degli emergenti in valuta locale, l’azionario globale e le materie prime dei metalli preziosi. I titoli European Union bond e titoli governativi in euro offrono un mix di liquidità e diversificazione, si giovano del trend di compressione degli spread intra-europei e offrono un ottimo rendimento aggiustato per la volatilità. I tratti a 5 e 7 anni della curva offrono il miglior rendimento atteso con una maggior difesa dai movimenti della curva e sono, quindi, preferite. Le obbligazioni emergenti in valuta locale hanno a sostegno elementi macro, tecnici e di valutazione. Le tariffe, il calo dell’export e domanda interna sostengono il trend disinflazionistico; inoltre, l’asset class è stata oggetto di deflussi che riducono il rischio di maggiore volatilità e un dollaro debole favorisce i ritorni in ottica di medio periodo. Le azioni globali, in particolare europee ed emergenti, dato il contesto di stimoli fiscali, sono da preferirsi data la rotazione a favore del resto del mondo da parte degli investitori e la riduzione d’incertezza sulle negoziazioni commerciali. Infine, le materie prime dei metalli preziosi sono sempre più impiegate come safe-heaven da parte degli investitori e in particolare l’oro che ha visto crescere la sua percentuale di detenzione da parte delle banche centrali a sfavore del dollaro».