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Economia internazionale in frenata a causa dell’incertezza e dei dazi
Di Agrippino Castania |
Pubblicato il 14 Luglio 2025
Anche se i principali Paesi hanno evidenziato finora un andamento eterogeneo della crescita, l’Istat prevede quest’anno un rallentamento del Pil mondiale

Se dovessi abbinare una citazione alla situazione economica internazionale sceglierei sicuramente quella di Abraham Lincoln “Cammina lentamente, ma non camminare indietro”. Dobbiamo auspicarci che la lentezza dell’economia, a livello internazionale, non porti indietro sul fronte economico i Paesi che negli anni hanno fatto dei buoni progressi di sviluppo.
Secondo L’Istat l’economia internazionale è in fase di rallentamento, penalizzata dalle difficoltà del commercio globale. L’Istituto ha evidenziato che nel 2024 la crescita economica globale (+3,3%) è stata sostenuta da un dinamismo superiore alle attese in Cina e da una performance ancora solida negli Stati Uniti. Però si prevede una decelerazione per l’economia mondiale, cui seguirebbe una sostanziale stabilizzazione nell’anno successivo (+2,9% nel 2025 e +3,0% nel 2026). Tutto ciò è prodotto dall’incertezza alimentata dai continui cambiamenti nella politica commerciale Usa e dalle tensioni geopolitiche.
Come già scritto in diverse occasioni, le guerre non portano solo morte, ma producono anche effetti destabilizzanti sull’equilibrio dell’economia internazionale. «Sebbene il commercio mondiale» sottolinea l’Istat «nel primo trimestre del 2025 abbia mostrato una dinamica ancora vivace, determinata anche dall’attesa imposizione di restrizioni tariffarie che avrebbe spinto i paesi ad anticipare gli scambi, per il resto dell’anno prevalgono attese di una forte decelerazione. Le più recenti previsioni della Commissione Europea stimano, per il 2025, un significativo rallentamento del commercio mondiale di beni e servizi in volume (+1,8% da +2,9% del 2024), seguito da un parziale recupero nel 2026 (+2,2%)».
Inoltre le prospettive di rallentamento del ciclo economico globale stanno attuando una forte pressione al ribasso sulle quotazioni delle materie prime energetiche. Fattore negativo a mio avviso.
Sempre L’Istat ricorda: «Le principali economie, in base agli ultimi dati disponibili, hanno registrato nel primo trimestre del 2025 andamenti eterogenei. In Cina il Pil è cresciuto su base congiunturale dell’1,2% (dal +1,6% dei tre mesi precedenti) grazie al buon andamento del settore industriale, delle esportazioni e agli stimoli fiscali e monetari. Il rallentamento della domanda interna cinese e le incerte prospettive commerciali indebolirebbero le attese di crescita per il Paese».

 

Agrippino Castania, vice presidente Confassociazioni Banca e Finanza con delega alla Comunicazione

 

Nel nostro Vecchio Continente, ritenuto da molti analisti fragile economicamente e poco influente sul fronte diplomatico, la dinamica del Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre ha registrato un’accelerazione con un +0,4% in termini congiunturali, dal +0,2% dei tre mesi precedenti. Ci sono stati incrementi sia in Germania con un +0,4% dopo il -0,2% del trimestre precedente, in Francia con +0,1% dopo il -0,1% registrato nell’ultima parte del 2024 e in Spagna dove l’attività economica ha mantenuto invece ritmi superiori alla media.
«Secondo le previsioni della Commissione europea» conclude l’Istat «nel 2025 l’attività economica dell’area euro sperimenterà una crescita pari a quella dell’anno precedente (+0,9%) a cui seguirebbe un’accelerazione nel 2026 (+1,4%). Gli andamenti risulterebbero, tuttavia, eterogenei tra i paesi: in Germania dopo due anni consecutivi di recessione, nel 2025 la crescita del PIL sarebbe ancora nulla, per poi rimbalzare all’1,1% nel 2026; in Francia il tasso di espansione si dimezzerebbe quest’anno (+0,6%, da +1,2%) per poi recuperare nel 2026 (+1,3%)».