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Due soluzioni per investire nel credito puntando su un rendimento maggiore
Di Giulio Visigalli e Giovanna Zanotti
Pubblicato il 23 Giugno 2025
CLC e Reverse Convertible su obbligazioni offrono la possibilità di investire in strumenti riservati al segmento private anche con un importo minimo di mille euro

I Credit Linked Certificate (CLC) e i Reverse Convertible su obbligazioni sono prodotti strutturati che consentono di accedere al mercato del credito proteggendosi dalla volatilità azionaria. Questi strumenti finanziari alternativi cercano di mediare fra prudenza e rendimento e si distinguono per funzionamento, rischi sottostanti e caratteristiche operative.
I CLC generano rendimento dalla solidità creditizia di uno o più soggetti di riferimento (reference entity) e non dal mercato azionario. Pagano cedole fisse periodiche e restituiscono il capitale nominale alla scadenza, purché durante la vita del prodotto non si manifestino eventi di credito legati alle singole entità sottostanti o paniere di esse. I profitti che generano questi prodotti rientrano tra i redditi diversi e consentono la compensazione con eventuali minusvalenze.
Questo tipo di certificato permette di ampliare la diversificazione del portafoglio senza sovraesporsi al rischio di mercato. A meno di eventi di credito che intacchino la solidità dell’emittente, l’investitore continuerà a ricevere le cedole prestabilite e, a scadenza, l’intero capitale, indipendentemente dalle dinamiche di Borsa.
I tagli minimi di 1.000 o 10.000 euro rendono i CLC accessibili anche a investitori retail. Le obbligazioni subordinate sono spesso riservate al segmento private con importi minimi di 100.000 euro.
Il rischio predominante nei CLC consiste nella possibilità che almeno una delle entità di riferimento affronti un evento di credito quali default, insolvenza, mancato pagamento, ristrutturazione del debito, interventi normativi o moratorie. In questi casi, per calcolare il rimborso si ricorrerà al recovery rate che stabilisce l’ISDA (International Swaps and Derivatives Association) e che può variare da 0 a 100%.
Per i Reverse Convertible su obbligazioni, il rendimento per l’investitore dipende dal prezzo di un bond quotato al momento della scadenza. Pagano una cedola fissa, ma il rimborso del capitale iniziale ha luogo solo se il prezzo del sottostante supera una soglia prefissata di strike price. Se alla scadenza il prezzo del bond è superiore o pari a quest’ultimo, l’investitore ottiene capitale e cedola. In caso contrario, riceverà la cedola incondizionata, il bond stesso al prezzo corrente e una componente in cash calcolata in base al Conversion Ratio.
Consideriamo un Reverse Convertible legato a un BTP in scadenza nel 2050, con strike fissato al 75% del valore iniziale (1.000€), durata di un anno e cedola annua del 5,5%.

• Se alla scadenza il BTP quota sopra il 75%, l’investitore riceve il rimborso integrale (1.000€) più la cedola.

• Se invece quota al 70%, l’investitore riceve un bond di 700€, più una quota in contanti calcolata sulla parte restante tramite il Conversion Ratio di 1,33 (1/0.75) per un totale di circa 931€ (700€ + 231€) e una perdita del 7% sul capitale iniziale che però si riduce a 1,5% includendo la cedola incassata.