La volatilità continua a rappresentare un elemento di rischio per le incertezze macroeconomiche e geopolitiche in corso. In questo scenario, strategie di investimento orientate alla conservazione del capitale si rivelano non solo interessanti, ma anche necessarie. I certificati a capitale protetto rispondono a questa esigenza: permettono di partecipare ai movimenti di mercato offrendo una protezione – totale o parziale – del capitale alla scadenza, con condizioni definite chiaramente fin dal momento dell’emissione.
È importante precisare che il concetto di “protezione” può assumere forme differenti, ciascuna con specifiche implicazioni in termini di rischio, rendimento atteso e funzione nel portafoglio. Una delle soluzioni più comuni è rappresentata dai certificati con protezione del capitale al 100%, che garantiscono il rimborso integrale del capitale investito anche se il sottostante registra una performance negativa. A ciò si può aggiungere un’opportunità di rendimento in caso di andamenti positivi, attraverso una partecipazione lineare o amplificata, spesso fino a un tetto massimo (il c.d. Cap).
Ad esempio, gli investitori interessati all’indice MSCI World, invece di un ETF, potrebbero optare per un certificato a capitale interamente protetto della durata di tre anni. Questo prodotto permetterebbe di partecipare alla crescita dell’indice fino a un massimo del 130%: se l’indice crescesse, il massimo rimborso sarebbe di 130 euro ogni 100 investiti; se invece calasse, il capitale iniziale sarebbe comunque restituito interamente. Una soluzione da valutare per chi desidera rendimenti superiori a quelli di titoli di Stato o conti deposito, ma senza rischiare il capitale investito.
Esistono anche certificati short con protezione, destinati a chi si attende un calo dei mercati. Ad esempio, chi prevede una flessione dell’S&P 500 può investire in un certificato “bearish” con capitale protetto: in caso di ribasso dell’indice, si ottiene un rendimento fino a un certo limite; se invece l’indice salisse, si riceverebbe comunque il capitale investito.
Molto diffusi anche i certificati con protezione parziale del capitale investito, come quelli che garantiscono il 90% del capitale. In questo caso, l’investitore accetta una perdita massima del 10% in cambio di un potenziale guadagno più elevato. Ad esempio, un certificato legato all’MSCI World con protezione al 90% e Cap al 130% permetterebbe un’esposizione più redditizia rispetto a un prodotto totalmente protetto, a fronte di un rischio contenuto.
Alcune strutture più innovative, chiamate certificati a capitale più che protetto, prevedono una protezione superiore al 100%, offrendo cioè una performance minima garantita alla scadenza, anche in caso di esito negativo del sottostante. Un esempio: un certificato che restituisce almeno il 107% del capitale dopo cinque anni, ma con una partecipazione più limitata ai guadagni in caso di crescita del mercato. Il vantaggio è la sicurezza di una performance positiva, anche in contesti difficili, sebbene a fronte di un rendimento potenziale più contenuto.
Esistono infine certificati ibridi, a metà tra i certificati garantiti e i Cash Collect, che abbinano una protezione parziale o totale del capitale con cedole periodiche, che possono essere fisse o condizionate. Un esempio potrebbe essere un certificato legato a Eni, con protezione integrale del capitale e cedole mensili dello 0,3%, erogate solo se il titolo resta sopra il 70% del suo valore iniziale. Questo tipo di strumento unisce rendimento periodico e protezione, rappresentando un’alternativa efficace all’investimento diretto in azioni. Va ricordato che la protezione del capitale vale solo alla scadenza e dipende dalla solidità dell’emittente: in caso di default, il capitale potrebbe non essere restituito.
In un contesto dominato dall’incertezza, restare fermi può significare perdere potere d’acquisto a causa dell’inflazione o occasioni di rendimento. I certificati a capitale protetto offrono una strategia d’investimento di interesse potenziale per gli investitori con esperienza nel modo obbligazionario che desiderano approcciare e beneficiare di quello azionario, ma mantenendo la caratteristica di protezione del capitale proprio del primo. Secondo i dati ACEPI, rappresentano circa il 60% delle nuove emissioni sul mercato primario tra il 2024 e i primi mesi del 2025.
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Pubblicato il 8 Giugno 2025
