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Bid&Ask (Denaro e Lettera): perché vanno sempre tenuti sott’occhio
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 8 Giugno 2025
Sintetizzano la legge della domanda e dell’offerta sui mercati finanziari e il loro scarto aiuta a comprendere quando è il momento giusto per comprare e vendere

La legge della domanda e dell’offerta sui mercati dei beni di consumo funziona anche sui mercati finanziari ed è ben sintetizzata nella definizione di “spread tra bid e ask”, un concetto che è bene conoscere perché di fatto rappresenta, anche se indirettamente, il costo che l’investitore paga per entrare o uscire da una posizione.
Insieme a Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe, cerchiamo di capire il significato di questi termini e perché hanno conseguenze importanti sul prezzo di vendita degli strumenti finanziari. «Il binomio bid-ask rappresenta le intenzioni di migliaia di operatori che, in ogni momento, cercano di comprare o vendere al miglior prezzo possibile. Conoscerlo non significa solo capire quanto costa un titolo, ma entrare nella logica più profonda del mercato: quella dell’incontro, della negoziazione, dell’equilibrio sempre dinamico tra chi offre e chi domanda».
In estrema sintesi, il bid è il prezzo che un acquirente è disposto a pagare per acquistare un titolo e rappresenta la domanda, mentre l’ask è la cifra richiesta da un venditore per cederlo e rappresenta l’offerta. «La loro differenza prende il nome di spread e proprio lì si misura la distanza – a volte impercettibile, altre volte significativa – tra due volontà che cercano di trovare un punto d’incontro. Tali offerte le troviamo all’interno del cosiddetto “book” che non è altro che una lista dei prezzi in acquisto e in vendita di un determinato strumento finanziario quotato. All’interno del book vi è un flusso continuo degli ordini dove spiccano quelli più competitivi e in cui troviamo il cosiddetto “Best Bid”, ossia il prezzo di acquisto più alto presente in un dato momento, e il “Best Ask” che è il più basso tra i prezzi di vendita».

 

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia

 

Lo spread tra bid e ask rappresenta molto di più di un semplice scarto numerico: si tratta di un indicatore di mercato importante che è opportuno monitorare prima di effettuare un’operazione sul mercato. «Quando è stretto, significa che c’è liquidità, interesse, competizione. Quando si allarga, può indicare incertezza, volatilità o scarsa partecipazione. Per i market maker – quei professionisti che offrono costantemente prezzi di acquisto e vendita – rappresenta anche un margine di guadagno. Per l’investitore, invece, può comportare un costo nascosto da non sottovalutare. Più ampio è lo spread, infatti, maggiore è il costo che l’investitore paga indirettamente per entrare e uscire da una posizione finanziaria», sottolinea Maghelli. «Lo spread può variare in base a diversi fattori, tra cui la volatilità del mercato e la liquidità dell’asset, dato che titoli molto scambiati tendono ad avere spread più contenuti. Uno spread ridotto, ad esempio, indica un mercato liquido e quindi caratterizzato da molti scambi, mentre uno spread più ampio può indicare minore liquidità e quindi un maggiore costo per entrare o uscire dal mercato in un determinato momento».