Il commissario europeo all’Economia, alla Produttività e alla Semplificazione Valdis Dombrovskis ha reso noto che il Pil del nostro Paese nel 2025 crescerà dello 0,7% e nel 2026 dello 0,9%. Una notizia che porterà a una riflessione il nostro governo e il mondo dell’economia nazionale.
Per una nazione, il Pil ricopre un ruolo fondamentale perché misura il valore aggregato di beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese nell’arco di un periodo temporale. Il Prodotto Interno Lordo ha elevatissima capacità di esprimere il benessere di un popolo riguardo il suo livello di sviluppo. Sappiamo che dallo sviluppo successivamente nasce il benessere e il progresso (sia sociale che tecnologico).
Tornando sul politico europeo e lettone Dombrovskis, ha pure sottolineato che sul caso Dazi Usa le trattative tra Ue e Usa stanno entrando nel vivo, infatti gli esperti tecnici ne stanno discutendo con ampia continuità. Da mesi si auspica che l’Unione Europea affronti unita la spigolosa questione dei dazi americani perché nessun Paese deve avere il protagonismo assoluto, ma tutti devono camminare con il chiaro scopo di far crescere su tanti punti di vista il Vecchio Continente. La linea attuale della Commissione europea che sta affrontando tale situazione ha una corretta visione e programmazione.
Valdis Dombrovskis, inoltre, affronta anche la delicata questione dell’aumento delle spese per la difesa a livello europeo, motivo di divisioni politiche nel nostro Paese. Il Commissario europeo all’Economia pensa che è importante che tutti gli Stati membri aumentino le spese per la difesa, soprattutto quelli più grandi. Sull’Italia, nel corso di una intervista al Corriere della Sera, dichiara con convinzione: «Naturalmente, dobbiamo anche tenere conto delle considerazioni sulla stabilità fiscale, dato che l’Italia ha il secondo più alto rapporto debito/Pil dell’Ue e si prevede che il suo debito continuerà ad aumentare quest’anno e il prossimo, anche senza l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Si tratta di un aspetto da tenere in considerazione e che, nel caso, ci porterà a discutere di come l’Italia stia contribuendo alle diverse priorità europee di rafforzamento della sicurezza e della difesa».

Agrippino Castania, vice presidente Confassociazioni Banca e Finanza con delega alla Comunicazione
Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, chiede ai Paesi Nato l’aumento al 5% del Pil per le spese militari, operazione sbagliata a mio avviso perché al posto di fare forti investimenti per il campo della difesa, questi soldi potrebbero essere investiti in ricerca medica, tecnologia, lavoro, cultura, ambiente ecc. Queste ulteriori spese militari che probabilmente ogni Paese dell’Occidente attuerà non porteranno sicurezza internazionale ma passi indietro nell’economia. Anche l’Italia sta aumentando gli investimenti per le forze armate, con una crescita notevole rispetto alle previsioni del precedente anno 2024.
Pensare un mondo senza conflitti armati sarebbe semplicemente fantastico. I soldi devono essere impiegati per lo sviluppo e non per armi di distruzione. Meglio l’economia del bene che quella di guerra.
