Il 2025 è un anno decisamente complicato per la nostra economia, dove dobbiamo fare i conti con diverse difficoltà: dalla crisi geopolitica, passando per la guerra dei dazi sino alla crisi economica. Tutti questi fattori hanno comunque condizionato le scelte di investimento dei risparmiatori italiani che hanno diminuito la quota di risparmio investita in obbligazioni sino al 25% del proprio portafoglio. Ha investito in questo comparto meno di un quarto dei risparmiatori ma con un grado di soddisfazione indiscutibilmente in calo rispetto allo scorso anno. Il gradimento maggiore lo si riscontra tra gli ultra-sessantenni e tra chi dichiara una propensione al rischio nella media. Cresce di poco invece la percentuale di chi ha investito sul mercato azionario (5,8%). Si investe sempre di più col supporto della consulenza finanziaria anche se in materia di educazione finanziaria il cammino è ancora in salita. Infatti, ampliando l’analisi su scala nazionale, sull’educazione finanziaria in Italia, i comportamenti dei risparmiatori in ambito finanziario necessitano di un deciso cambio di passo: più del 15% non verifica mai le proprie uscite e non ha l’abitudine di redigere un budget personale per avere un resoconto delle proprie disponibilità. Chi invece ha l’abitudine di farlo (quasi il 50%) lo stila per il mese in corso o successivo. Non sono tanti coloro che lo preparano con un obiettivo di medio-lungo termine, anche se il dato è in crescita. Molti risparmiatori preferiscono occuparsi del presente confermando una scarsa attenzione al futuro.
Lo sviluppo di una cultura finanziaria risulta a questo punto determinante. Stante le difficoltà riscontrate in questo periodo dagli investimenti storici a replicare i rendimenti passati, cresce di oltre il 10% l’interesse dei risparmiatori per i cosiddetti investimenti alternativi. In cima l’oro, storico bene rifugio, seguito dai fondi etici. La maggior parte dei risparmiatori ha raggiunto oramai la consapevolezza della pericolosità del riscaldamento globale grazie agli eventi straordinari dell’ultimo anno, che fanno da acceleratore di approfondimento per il risparmiatore. Se, infatti, il 75% dei risparmiatori conosce gli investimenti sostenibili, ben il 20% li ha già sottoscritti. D’altra parte il fenomeno Esg sta accelerando in ogni ambito, anche in quello dei private markets dove gli investimenti in capitale naturale rappresentano una connessione concreta con l’economia reale. Per l’attenzione alla funzione di protezione sociale del risparmio il risparmiatore che investe in prodotti green è un risparmiatore informato.
Cresce anche la liquidità lasciata sui conti correnti: a immobilizzare il risparmio sono incertezza, poca fiducia nel futuro e, soprattutto, la paura di investire in prodotti finanziari, percepiti come rischiosi. Il dubbio, in ogni caso, comincia a serpeggiare: si riduce, infatti, il grado di soddisfazione riferibile alla detenzione di liquidità. Occorre poi sensibilizzare la popolazione giovanile sul tema della previdenza integrativa. Malgrado, infatti, la capacità del nostro sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione sia giudicata fragile, i giovani sono perplessi ad avvicinarsi a forme previdenziali integrative. Il motivo: l’asserita mancanza di liquidità e il sentirsi ancora “troppo giovani” per pensarci.
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Il risparmiatore italiano tra incertezze, timori e voglia di cambiamento
È diminuita di un quarto la quota del portafoglio destinata alle obbligazioni ed è cresciuta la liquidità rimasta nei conti correnti, mentre aumenta l’interesse per gli investimenti alternativi come l’oro e i fondi etici
