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Ecco chi sono i pensionati italiani
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 27 Maggio 2025
Un report sulla popolazione con un’età compresa tra 50 e 74 anni fotografa realtà che cambiano in base a sesso, residenza e titoli

Le notizie più significative sono almeno due: una donna su quattro con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni non lavora e non ha una pensione, mentre nel Mezzogiorno lavora poco più della metà delle persone tra i 50 e i 64 anni. Ma il report dell’Istat “Pensione e partecipazione al mercato del lavoro dei 50-74enni” è pieno di dati interessanti che fotografano una realtà italiana divisa in base al sesso, alla residenza e al titolo di studio.
Per cominciare, il 32,1% della popolazione tra 50 e 74 anni, circa 6,6 milioni di persone, riceve almeno una pensione. Il 37,1% dei pensionati ha tra i 65 e i 69 anni e il 43,4% ha almeno 70 anni, gli altri ne hanno meno di 65. Le donne rappresentano la maggioranza della popolazione (51,6%) nella fascia d’età presa in considerazione dall’analisi, ma sono meno della metà dei pensionati e sono più vecchie. La percentuale dei pensionati in Italia tra i 50 e i 74 anni di età è tra le più basse in Europa, superiore solo a quella di Spagna (24,3%), Danimarca (25,5%) e Grecia (31,7%), lontana 8 punti percentuali dalla media Ue27 (40,5%). Di contro, in Italia la quota di persone che non lavorano e non beneficiano di alcuna pensione (24,4%) è tra le più alte. Nel Mezzogiorno beneficia di una pensione poco meno del 70% delle persone tra 65 e 74 anni (rispetto a valori superiori all’80% nel Nord). Inoltre, il 23,8% delle persone tra 65 e 74 anni non è occupata e non riceve alcuna pensione, rispetto al 14,6% del Centro, al 13% del Nord Ovest e al 12,2% nel Nord Est.
In Italia, nella fascia d’età tra 65 e 74 anni, soltanto il 68,3% delle donne percepisce un trattamento pensionistico, contro l’87,7% degli uomini; all’opposto, il 26,8% delle donne non lavora e non beneficia di alcuna pensione, percentuale quasi cinque volte più elevata rispetto a quella degli uomini (5,7%).
Il livello di istruzione rappresenta un fattore associato al rischio di trovarsi non occupati né pensionati. Tra i 65-74enni, appena il 4,8% dei laureati è in questa condizione, quota che sale a un quarto tra i meno istruiti.
Analizzando la popolazione tra 65 e 74 anni, dove è più consistente la percentuale di beneficiari di pensioni da lavoro, le quote più basse di pensionati da lavoro si osservano nel Mezzogiorno (57,6% rispetto a valori oltre il 77% nel Nord), tra le donne (56,2% rispetto all’85% tra gli uomini), tra coloro che hanno al massimo la licenza elementare (56,5% rispetto al 78,6% dei laureati) e tra gli stranieri (31,5% rispetto a 71% degli italiani), anche per effetto di carriere lavorative più brevi e frammentate
L’età media alla ricezione della prima pensione con funzione di vecchiaia (da lavoro e da altro tipo) è pari a 61,4 anni, dato in linea con la media europea (61,3 anni); è più elevata tra le donne (61,9 anni) rispetto agli uomini (60,9 anni). L’età media è, inoltre, più alta nel Mezzogiorno (62,3), tra gli stranieri (63,5) e tra i laureati (63,1), conseguenza per questi ultimi anche del posticipato ingresso nel mercato del lavoro rispetto alle persone meno istruite.
L’aumento dell’età media di pensionamento risente fortemente degli effetti delle riforme che, in particolare a partire dal 2012, hanno inasprito i requisiti di accesso. L’incidenza di quanti sono andati in pensione prima dei 60 anni è passata da circa il 90% degli anni prima del 2009 a valori di poco superiore al 10% nel 2023.
Il 71,8% dei pensionati ha smesso di lavorare al momento della pensione e un ulteriore 17,4% non lavorava già da prima. La quota di coloro che dichiarano di aver lavorato dopo il ricevimento della pensione è pari al 10,8% e più della metà di loro (51,7%) dichiara di averlo fatto principalmente per soddisfazione personale e per continuare a essere produttivo nella società in cui vive, non per il denaro.