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Navigare sui mercati in tempesta: calma, barra dritta e occhi sulle opportunità
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 20 Maggio 2025
Farsi spaventare dalla volatilità può costare parecchio nel lungo periodo, come attestano alcune analisi condotte sui dati dell’MSCI World e dello S&P 500. A confermarlo è Duncan Lamont, head of Strategic research di Schroders

Mercati in caduta libera? Nulla di nuovo sotto il sole.
Eppure la tentazione di restare alla finestra in attesa di tempi migliori per investire è tornata nuovamente a farsi strada tra gli investitori. L’azionario ha un enorme potere di crescita nel lungo periodo, ma il prezzo da pagare nel breve è costituito da volatilità e rischio di ribassi.
«Ci siamo già passati: in media, il mercato azionario crolla del 20% una volta ogni quattro anni e del 10% la maggior parte degli anni», precisa Duncan Lamont, head of Strategic research di Schroders. «In questi casi, per tenere a bada l’emotività può essere d’aiuto ricorrere all’esame dei dati. Prendiamo in considerazione i mercati azionari mondiali, rappresentati dall’indice MSCI World: i cali del 10% si sono verificati in 30 dei 53 anni solari precedenti al 2025. Se prendiamo in esame l’ultimo decennio, per esempio, questi includono il 2015, il 2016, il 2018, il 2020, il 2022 e il 2023. Cali del 20%, invece, si sono verificati in 13 degli ultimi 52 anni (quindi, in media, una volta ogni quattro anni – tuttavia, se dovesse accadere anche quest’anno, sarebbero quattro volte negli ultimi otto anni, nel 2018, nel 2020 e nel 2022). Eppure, nonostante la presenza di questi regolari scossoni, negli ultimi 53 anni il mercato azionario statunitense ha generato, nel suo complesso, rendimenti medi annui elevati».
Farsi spaventare dalle oscillazioni dei listini può costare piuttosto caro nel lungo periodo: se si prende come riferimento il Vix, ovverosia l’“indicatore della paura” del mercato azionario, che misura la quantità di volatilità che i trader si aspettano per l’indice statunitense S&P 500 nei 30 giorni successivi, è possibile effettuare delle simulazioni che vanno a confermare come, storicamente, per gli investitori, decidere di vendere durante i periodi di maggiore paura sarebbe stata una cattiva idea.

 

Duncan Lamont, head of Strategic research di Schroders

 

«L’indice Vix ha fatto registrare un’impennata il mese scorso. Il 4 aprile ha chiuso a 45, valore decisamente al di sopra della media di lungo periodo di 19. Abbiamo quindi esaminato una strategia di switch che ha venduto azioni (S&P 500) ed è passata alla liquidità su base giornaliera ogni volta che il Vix risultava superiore a 33, per poi tornare alle azioni ogni volta che scendeva al di sotto», spiega Lamont. «Tale valore è stato superato solo il 5% delle volte, quindi lo abbiamo utilizzato per rappresentare un dato “elevato”. Questo approccio avrebbe reso il 7% all’anno (senza tenere conto dei costi), con una performance nettamente inferiore a quella di una strategia costantemente investita in azioni, che avrebbe reso il 9,7% all’anno, sempre senza tenere conto dei costi. Vendendo, invece, costantemente al superamento del valore medio del Vix, si sarebbero ottenuti risultati persino peggiori. Come per tutti gli investimenti, il passato non è necessariamente una guida per il futuro, però la storia – e l’analisi scientifica dei dati che sono in nostro possesso – suggerisce che gli investitori avrebbero perso molto se avessero reagito al rischio del mercato azionario con decisioni impulsive nella foga del momento».