Ritorna il Btp Italia. La settimana prossima, da martedì 27 a venerdì 30 maggio, si terrà una nuova emissione del titolo di Stato indicizzato al tasso di inflazione italiana pensato soprattutto per i risparmiatori. Il nuovo Btp avrà una durata di sette anni e un premio finale extra pari all’1% per coloro che acquistano il titolo all’emissione e lo detengono fino alla scadenza fissata al 4 giugno 2032.
I Btp Italia forniscono all’investitore una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi: sia le cedole, pagate ogni sei mesi, sia il capitale, rivalutato anche questo semestralmente, sono calcolati in base all’inflazione italiana, misurata dall’Istat attraverso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie e impiegati (Foi), con esclusione dei tabacchi.
In pratica, grazie al meccanismo di indicizzazione utilizzato, ogni sei mesi i soldi dei risparmiatori vengono “aggiornati” in base all’aumento dei prezzi. Questo permette di non perdere potere d’acquisto. Anche gli interessi, ricevuti ogni sei mesi, sono calcolati in modo da dare un “guadagno vero” cioè che non scompare a causa dell’inflazione. L’interesse, infatti, si basa su un tasso fisso iniziale, ma viene applicato al capitale che è già stato aggiornato con l’inflazione semestrale. Alla fine, quando il Btp Italia scade, verrà restituita la somma che è stata investita, considerando l’inflazione che nel frattempo si è verificata; quindi i soldi investiti manterranno il loro valore nel tempo.Il rendimento minimo garantito del Btp Italia sarà comunicato solo il 26 maggio. Si tratta del rendimento che si otterrebbe dal titolo anche se l’inflazione, per i sette anni di durata del titolo, rimanesse a zero (o scendesse al di sotto di tale soglia). Ma conviene acquistarlo? La risposta dipende essenzialmente da due fattori: il valore del rendimento minimo e le aspettative del risparmiatore sulla futura inflazione.
Il valore corretto per la cedola del Btp Italia sarebbe quello che, nel momento dell’emissione, lo rende virtualmente uguale, in termini di rendimento atteso, a un normale Btp, se l’inflazione sarà pari a quella prevista. Per ricavare quest’ultimo elemento i calcoli non sono complessi. Confrontando un Btp Italia con scadenza simile e un Btp tradizionale a tasso fisso con la stessa durata, la differenza nei rendimenti tra i due strumenti riflette l’inflazione implicita attesa dal mercato.
Ad esempio, il Btp Italia giugno 2030 rende circa 1,6% senza indicizzazione, mentre il Btp tradizionale giugno 2030 rende 2,7%. La differenza di rendimento tra i due, pari a 1,1%, rappresenta l’inflazione media annua attesa dal mercato nel prossimo quinquennio. Se l’inflazione futura sarà superiore a questa soglia, il Btp Italia 2030 risulterà più vantaggioso e remunerativo del Btp tradizionale. Viceversa, se l’inflazione media sarà inferiore, avrà reso meno.
E oggi? In questi giorni un Btp tradizionale con scadenza nel 2032 offre un rendimento di circa il 3%, e, se si ipotizza che nei prossimi sette anni l’inflazione media sarà del 2%, la cedola base del nuovo Btp Italia 2032 dovrebbe essere dell’1%, valori, quindi, identici in termini di rendimento atteso. Dato il tasso base, se l’inflazione media sarà più alta, l’investimento sarà vantaggioso. Altrimenti no.
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