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Risparmi in stand by: perché restare liquidi non è mai una buona idea
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 13 Maggio 2025
Nonostante i tassi siano in calo, cedere alla tentazione di parcheggiare i propri risparmi sul conto corrente rischia di far perdere nuove opportunità di rendimento

Secondo i dati della Federazione autonoma bancari italiani (FABI), dopo due anni di calo, a fine 2024 si contavano 1.364 miliardi di euro fermi sui conti correnti degli italiani, 20 miliardi in più rispetto a un anno prima. In pratica è cresciuta la propensione delle famiglie e delle imprese a restare liquidi per affrontare le emergenze. In un contesto di incertezze legate ai dazi e alle decisioni di geopolitica, tale tendenza potrebbe persino accentuarsi, facendo perdere valore e opportunità, come spiega Marina Maghelli, membro del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «Tenere grandi somme di denaro inattive sul conto corrente rappresenta un doppio problema: da un lato, i risparmiatori vedono gradualmente ridotto il potere d’acquisto dei propri risparmi a causa dell’inflazione; dall’altro, l’intero sistema economico ne risente, perché queste risorse non vengono reinvestite e quindi non contribuiscono alla crescita del Paese. Proprio per affrontare questa situazione, a livello europeo si sta discutendo della Retail Investment Strategy, una strategia che mira a coinvolgere maggiormente i piccoli investitori per rafforzarne la partecipazione ai mercati dei capitali. A ciò si aggiunge, inoltre, l’attribuzione di un ruolo improprio alla giacenza della liquidità, come mezzo di copertura contro gli imprevisti, funzione che spetta invece agli strumenti assicurativi, a cui bisognerebbe trasferire tali rischi».

 

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia

 

Per quanto bassa, quindi, l’inflazione erode lentamente il potere d’acquisto dei risparmi inattivi, agendo come una “tassa invisibile”. Per questo, parcheggiare la liquidità in attesa del momento ideale per investirla non è mai una buona idea. «Sulla base dei dati Istat» continua Maghelli «10.000 euro lasciati “nel cassetto” cinque anni fa valgono oggi, in termini reali, circa 8.500 euro. Si tratta di una perdita silenziosa del 15% che incide direttamente sul valore dei nostri risparmi e sugli obiettivi di vita che si vorrebbero raggiungere. Con i tassi d’interesse in calo, come accade oggi dopo le recenti decisioni della Banca Centrale Europea, investire può diventare ancora più vantaggioso rispetto a lasciare la liquidità inattiva. Tassi più bassi favoriscono la ripresa economica stimolando consumi e investimenti. Se guardiamo al mercato azionario, infatti, una riduzione del costo del capitale per le imprese ne agevola gli investimenti e può generare un effetto positivo sulla redditività futura e quindi sulle quotazioni dei titoli. Sul fronte obbligazionario, invece, un calo dei tassi implica una riduzione dei rendimenti delle obbligazioni di nuova emissione favorendo un aumento di prezzo di quelle già presenti sul mercato dato che offrono rendimenti più alti rispetto alle nuove. Essere investiti, quindi, può fare la differenza, mentre attendere passivamente “tempi migliori”, in generale rischia di farci perdere delle opportunità».