Il termine Bond Vigilantes è stato coniato negli anni ’80 da Ed Yardeni, economista americano nato in Israele, per indicare coloro che “vigilano” sul debito di un Paese. I Bond Vigilantes non sono un’associazione o un gruppo organizzato, anche se alcuni sono in contatto tra loro, ma agiscono spesso come se lo fossero perché hanno gli stessi interessi da difendere. Sono investitori nel debito obbligazionario statale e quando i governi agiscono in maniera dissoluta sprecando risorse e facendo troppi debiti, cercano di dettare una disciplina fiscale attraverso l’arma dei costi di finanziamento. In sostanza, questi operatori di mercato pretendono maggiori compensi per prestare denaro se ritengono che la politica fiscale e monetaria non faccia abbastanza per contenere il debito e l’inflazione.
L’azione di questi operatori, non coordinata ma univoca, ha un impatto importante nell’economia di una nazione perché fa salire i rendimenti dei titoli di Stato e rende più costoso per le famiglie e le imprese prendere a prestito denaro. Di fronte al rischio di una recessione i governi sono costretti a utilizzare misure di disciplina fiscale per trasmettere maggiore fiducia e abbassare i rendimenti.
Ricordate la crisi del debito sovrano nel 2011, quando a finire sotto attacco furono i Paesi dell’Europa mediterranea rappresentati dall’acronimo PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna)? L’Italia, a causa dell’elevato debito pubblico e di una certa riluttanza del governo ad adeguarsi all’austerità fiscale voluta dall’Unione europea, finì nel mirino dei Bond Vigilantes che fecero arrivare il rendimento dei BTP a 10 anni alle soglie del 7%, costringendo l’allora primo ministro Silvio Berlusconi a rassegnare le dimissioni. Tutto è rientrato quando il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, stupì il mondo con il famoso “whatever it takes” che annunciava la protezione dell’euro e creava le premesse per il quantitative easing. Nel 2022 furono i Gilt britannici a finire sotto la clava dei Bond Vigilantes. Gli investitori scatenarono le vendite dei titoli di Stato dopo che il governo presieduto da Liz Truss presentò una manovra fiscale volta a tagliare le tasse e ad allargare il deficit di bilancio.
Ora nel mirino dei Bond Vigilantes sono finiti gli Stati Uniti che da un parte pagano la promessa di una politica fiscale largamente espansiva del presidente Donald Trump e dall’altra la sua politica sui dazi che rischia di portare gli Usa in recessione. Il timore è che tutto ciò porti a un ampliamento del deficit americano, che attualmente è al 6,4% del PIL. Con il lavoro dei Bond Vigilantes, i rendimenti dei Treasury a 10 anni si sono avvicinati alla soglia critica del 5%, tanto da mettere in dubbio il loro ruolo storico di beni rifugio.
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Gli investitori in obbligazioni statali puniscono gli Stati che aumentano i debiti vendendo i loro titoli e facendo aumentare i rendimenti. I precedenti con i BTP italiani e i Gilt inglesi e la bufera attuale che coinvolge i Treasury americani
