Seleziona una pagina

ARTICOLI

Gli stipendi sognati dagli italiani sono all’estero
Di Franco Saronno |
Pubblicato il 6 Maggio 2025
Nel 2024 sono emigrate 200mila persone alla ricerca di un lavoro ben pagato. Partono i giovani con un alto livello d’istruzione

Perché sempre più italiani scelgono di costruirsi un futuro lontano dal proprio Paese? Nel solo 2024, quasi 200mila persone hanno lasciato l’Italia. Un dato che segna un aumento del 20% rispetto all’anno precedente e che si inserisce in una tendenza ormai consolidata: dal 2007 a oggi, gli italiani residenti all’estero sono raddoppiati, superando i sei milioni. A partire non sono più solo giovani del Sud, ma anche tecnici, ingegneri, sanitari e laureati del Nord, in fuga da un mercato del lavoro che non valorizza le loro competenze e offre stipendi non competitivi.
Le destinazioni più richieste non sono più solo Francia e Germania. Ma anche Paesi un tempo considerati periferici come Irlanda e Danimarca hanno visto crescere in modo impressionante la presenza di cittadini italiani. Tra il 2016 e il 2023, gli italiani in Irlanda sono più che raddoppiati, mentre in Danimarca l’incremento si avvicina al 90%. Anche nel Regno Unito e in Spagna si registrano aumenti vicini al 70%. Il motivo principale di questa migrazione è chiaro: fuori dall’Italia si guadagna meglio. E non si parla solo di top manager o cervelli in fuga. I dati raccolti dai principali portali di lavoro mostrano differenze salariali notevoli anche in professioni tecniche, sanitarie e della ristorazione. Per molte categorie, lo stipendio offerto in Italia è la metà – o addirittura un terzo – rispetto a quello garantito all’estero. Nell’infografica sopra è possibile leggere una comparazione tra l’Italia e altri quattro Paesi europei per alcune delle professioni oggi considerate “introvabili” sul mercato del lavoro italiano. L’aspetto più preoccupante è che a emigrare sono sempre più spesso giovani con un alto livello di istruzione e formazione. Dalle regioni del Nord, da sempre motori economici del Paese, il numero dei trasferimenti all’estero è cresciuto in modo costante negli ultimi anni. A partire sono ragazzi tra i 18 e i 34 anni, che spesso non fuggono dalla disoccupazione, ma dalla frustrazione di non trovare un’occupazione adeguata ai loro studi.
Il costo per l’Italia è altissimo. Secondo uno studio della Fondazione Nord Est, tra il 2011 e il 2021 l’esodo dei laureati italiani ha generato una perdita economica pari a 38 miliardi di euro, cioè quasi due punti di Pil. E non si tratta solo di numeri: è capitale umano che il Paese ha formato e che oggi lavora altrove, generando ricchezza in economie straniere.