Ormai vale tutto e Matthew Sigel, capo della ricerca sugli asset digitali per VanEck, ha lanciato la proposta dei “BitBonds”, un ibrido tra i Treasuries americani e i Bitcoin. Il Tesoro americano dovrebbe, secondo l’esperto, emettere uno strumento per il 90% rappresentato dai Treasuries, i titoli del debito, e il restante 10% dai Bitcoin. I BitBonds avrebbero una durata di 10 anni e alla scadenza pagherebbero all’investitore l’intero capitale sborsato per l’acquisto del BitBond e il 100% del guadagno realizzato dalle quotazioni del Bitcoin fino a quando i BitBonds non avranno offerto il rendimento del 4,5% complessivo. Superata tale soglia, avrebbe diritto alla metà degli eventuali ulteriori guadagni. L’altra metà andrebbe al Tesoro americano, il debitore.
Grazie a questa proposta, sostiene l’esperto, gli Usa sarebbe in grado di emettere debito con cedole inferiori rispetto a quelle attuali e a guadagnare nel caso di rialzo consistente della criptovaluta. Anziché una cedola del 4% per la scadenza decennale, ad esempio, potrebbe limitarsi anche all’1%.
Ma il ragionamento si basa su alcuni presupposti incerti: i Bitcoin saliranno nei prossimi dieci anni e ci saranno investitori che accettano di comprare il debito americano con un guadagno minimo e un rischio maggiore? L’unica cosa certa è che l’acquisto dei Bitcoin da parte del Tesoro verrebbe finanziato con l’emissione di nuovi bond rendendo ancora più pesante il debito americano.
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Cosa sono i BitBond che per ora restano solo un’idea
Di Redazione |
Pubblicato il 29 Aprile 2025
