La novità della scorsa settimana è stato l’arrivo sul mercato di alcune grandi assicurazioni cinesi che per la prima volta sono state autorizzate da Pechino a investire l’1% del proprio patrimonio in oro. Le quattro compagnie di assicurazione sulla vita che hanno aderito alla Borsa dell’oro di Shanghai «hanno quasi 13.000 miliardi di Yuan di patrimonio totale e rappresentano quasi i 2/3 del potenziale impulso di acquisto totale derivante da questo programma pilota» ha spiegato a BullionVault Daniel Ghali, senior strategist sulle materie prime del broker canadese TD Securities. «Stimiamo che un’allocazione dell’1% in oro corrisponda a circa 17,8 miliardi di dollari di nuovi afflussi di fondi, pari a circa 183 tonnellate, equivalenti a circa la metà degli acquisti annuali ufficiali di oro delle banche centrali negli ultimi cinque anni». Una quantità enorme, anche le tonnellate indicate sono solo quelle possibili e non quelle che verranno acquistate, che si aggiungono a tutte le altre motivazioni che finora hanno spinto l’oro a superare i 3.000 dollari l’oncia.
Secondo Peter Kinsella, global head of forex strategy di Union Bancaire Privée (Ubp), quest’anno l’oro può continuare a salire.
«Riteniamo che l’oro si trovi a circa metà di un mercato rialzista secolare iniziato nel 2017, e la storia dimostra che i mercati rialzisti dell’oro presentano in genere rendimenti compresi tra il 200% e il 400%. Questo dà ampio spazio a ulteriori sovraperformance nei prossimi anni ed è uno dei tanti motivi per cui riteniamo che l’oro abbia ancora possibilità di correre».
Kinsella mette in fila altri cinque fattori che hanno spinto e spingeranno i prezzi del metallo giallo. Il primo è la domanda da parte delle banche centrali che il World Gold Council (Wgc) stima abbiano spinto il prezzo al rialzo di circa il 15%. «L’oro» spiega «ricopre livelli relativamente bassi all’interno delle riserve valutarie delle banche centrali, e un aumento dell’1% delle quote d’oro sarebbe pari a oltre 1.000 tonnellate; questo dà un’idea delle prospettive per la domanda complessiva da parte di questo solo settore.
Il secondo fattore è l’aumento della domanda dei consumatori asiatici, mentre quelli occidentali hanno iniziato ad aumentare i loro investimenti in Etf sull’oro.
Il terzo fattore è l’interruzione della correlazione negativa con l’aumento dei rendimenti obbligazionari nominali e l’oro potrebbe addirittura sovraperformare notevolmente se le banche centrali dovessero tagliare i tassi nei prossimi trimestri.
Le diatribe commerciali e tariffarie, che spingeranno l’inflazione sono il quarto fattore, mentre il quinto è rappresentato dalle tensioni geopolitiche sotto gli occhi di tutti. Infine, Kinsella punta il dito sul cambiamento monetario: «Il Presidente Trump ritiene che il dollaro sia fortemente sopravvalutato e una correzione può essere organizzata sia con un intervento unilaterale sia con un approccio coordinato simile all’Accordo di Plaza della metà degli anni Ottanta. Il passaggio a un nuovo ordine monetario, o anche un semplice riordino delle valutazioni delle valute, favorirebbe la sovraperformance dell’oro».
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