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Risparmi: perché il fattore tempo è sempre dalla parte di chi investe
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 1 Aprile 2025
Grazie all’applicazione dell’interesse composto, anche chi investe poco denaro può ritrovarsi a guadagnare importi rilevanti nel lungo periodo

Albert Einstein lo aveva definito l’ottava meraviglia del mondo: «chi lo capisce guadagna, chi non lo coglie lo paga». Si tratta dell’interesse composto, ossia l’applicazione del tasso di interesse sugli interessi già maturati. In virtù di questo meccanismo, investire anche piccole somme ma per periodi molto lunghi può fare la differenza per qualunque tipologia di investitore, come spiega Marina Maghelli, membro del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «Attraverso l’applicazione dell’interesse composto i risparmi aumentano in maniera esponenziale nel corso degli anni, grazie alla combinazione di tempo, denaro e accumulo degli interessi. Per comprenderne appieno le potenzialità sui risparmi, occorre fare un passo indietro. Quando a una determinata somma viene applicato l’interesse semplice ci troviamo di fronte a una crescita aritmetica o lineare: in pratica, con l’interesse semplice ogni anno si matura sempre la stessa cifra fino alla fine del periodo prestabilito dall’investimento. Con l’interesse composto invece, l’interesse è calcolato non solo sul capitale iniziale, ma anche sugli interessi già maturati, vale a dire che gli interessi generano altri interessi. Per questo motivo è un potente moltiplicatore e pertanto più è lungo il periodo di tempo in cui si investe, più a lungo il meccanismo potrà lavorare e dare i suoi frutti».
L’interesse composto è applicato in forme di investimento a lungo termine come, ad esempio, nei fondi pensione aperti o negoziali, nei buoni fruttiferi postali e negli strumenti ad accumulazione, caratterizzati dal fatto che non pagano una cedola periodicamente, ma la incorporano automaticamente nel capitale investito.

 

Marina Maghelli, componente del cda di Efpa Italia

 

«La possibilità di sfruttare un meccanismo così potente rende ancora più evidente come investire anche piccoli importi, possa fare la differenza nel lungo termine. Lasciare la liquidità sul conto corrente senza che vi siano delle reali esigenze di spesa non fa altro che erodere i risparmi per effetto dell’inflazione, mentre investire anche poco permette di beneficiare del cosiddetto effetto “compounding”. Rimandare “a tempi migliori” gli investimenti, anche solo di qualche anno, può fare la differenza, ma in negativo, proprio perché non si sfrutta l’effetto della capitalizzazione», conclude Maghelli. «Salvo situazioni particolari, è sempre preferibile orientarsi verso strumenti che non prevedano la distribuzione periodica dei proventi. In questo modo, infatti, si può beneficiare dell’effetto dell’interesse composto, evitando al contempo di dover pagare subito le imposte sui guadagni realizzati. Investire con regolarità e lasciare che i risparmi lavorino nel tempo non è solo buon senso finanziario: è la base per trasformare corrette abitudini in una strategia concreta di costruzione della ricchezza e del benessere personale».