I preoccupanti eventi geopolitici stanno spingendo molti investitori a rimanere cauti fino a quando le tempeste in corso non saranno passate. Le valutazioni elevate e l’estrema concentrazione del mercato azionario statunitense stanno causando una certa apprensione. Ma evitare o ridurre al minimo l’esposizione all’azionario globale in questo momento è una scelta razionale? In realtà no, come spiega Alex Tedder, chief investment officer equities di Schroders. «Ci sono molte ragioni per rimanere diversificati a livello globale, indipendentemente dall’incertezza causata dagli sviluppi geopolitici in corso. La prima ragione è che l’impatto dei dazi non è uniformemente negativo in tutte le aree geografiche e in tutti i settori. Alcune regioni, e le aziende leader al loro interno, potrebbero persino trarne vantaggio. A riprova di ciò, nel corso del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina che si è svolto durante la prima amministrazione Trump, alcuni Paesi – tra cui Vietnam, Thailandia, Corea del Sud e Messico – sono stati in grado di aumentare le loro esportazioni verso gli Stati Uniti offrendo prodotti sostitutivi o complementari a quelli che la Cina forniva in precedenza. Un gestore attivo che investe nell’azionario globale, che per sua natura non replica un indice di riferimento, e quindi non è tenuto a rispettare le ponderazioni dei Paesi previste dall’indice, ha la flessibilità necessaria per sfruttare le opportunità e mitigare i rischi creati dalla riconfigurazione del contesto commerciale globale. La turbolenza momentanea, inoltre, può creare opportunità per chi investe con un approccio attivo e di lungo periodo».
Come ribadito da Tedder, infatti, le notizie quotidiane possono causare volatilità a breve termine sui mercati, ma non hanno effetti sui rendimenti azionari a lungo termine, determinati dai fondamentali delle aziende. Sebbene gli eventi globali possano ovviamente influire sugli utili delle società, tutti gli altri fattori che possono influenzare la redditività di un’azienda, come il suo posizionamento competitivo nel settore, la qualità del suo management e la solidità del bilancio, svolgono un ruolo molto più cruciale nel determinare l’andamento di ciascuna società in condizioni di mercato in costante evoluzione.

Alex Tedder, chief investment officer equities di Schroders
«Negli ultimi 20 anni, la stretta correlazione tra la performance dell’indice MSCI All Country World e le stime degli utili per azione (EPS) a 12 mesi dei suoi componenti dimostra quanto i rendimenti azionari globali siano in linea con le proiezioni degli analisti sulla crescita degli utili societari», conclude Tedder. «Trent’anni di storia recente dimostrano come l’azionario globale abbia ottenuto nella maggioranza dei casi buoni risultati anche in presenza di grandi sviluppi geopolitici che hanno portato una certa volatilità nel breve termine. Eventi importanti, come gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti o l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, possono causare un’immediata e forte flessione del mercato. Ma storicamente il calo dopo tali eventi non è durato a lungo, nemmeno per il più grande mercato azionario del mondo, gli Stati Uniti».
