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L’economia Usa gira al contrario e non c’è il pericolo di recessione
Di Redazione |
Pubblicato il 25 Marzo 2025
I dazi e le guerre commerciali non incideranno sulla crescita, ma è molto probabile che non verranno accantonati, se l’obiettivo è quello di aumentare le entrate fiscali

«Con i discorsi sui dazi e sulle guerre commerciali che dominano le prime pagine è importante che gli investitori si fermino, prendano fiato e valutino gli eventi in una prospettiva a lungo termine» suggerisce Jared Franz, economista di Capital Group che però sottolinea che non cambia la loro visione complessivamente positiva sulle prospettive dell’economia Usa. «L’aumento dei dazi» spiega «fa parte del nostro scenario di base da un po’ di tempo, anche prima della vittoria elettorale di Donald Trump a novembre. Le barriere commerciali sono notevolmente aumentate dalla fine della crisi finanziaria globale del 2009, sia sotto Trump che Biden. Quindi la situazione era prevedibile già da diversi anni. I dazi iniziali contro Canada e Messico sono risultati più alti di quanto ci aspettassimo, ma sono stati rinviati e potrebbero essere ridotti o addirittura scomparire. Al contrario, i dazi contro la Cina sono inferiori rispetto a quanto da noi previsto. Non è ancora chiaro quali saranno le aliquote effettive, a quali merci si applicheranno e quando o se saranno applicati. A nostro avviso, Trump teme maggiormente la reazione del mercato azionario che quella del mercato obbligazionario Usa. Questo potrebbe frenare la sua tendenza a imporre barriere commerciali paralizzanti per lunghi periodi di tempo».

L’economia di Benjamin Button

Capital Group crede che lo sviluppo del ciclo economico Usa stia avvenendo al contrario, passando da una fase di fine ciclo a una di metà ciclo, caratterizzata da un aumento degli utili aziendali, dall’accelerazione della domanda di credito e da una politica monetaria generalmente neutrale. L’hanno definita l’economia di Benjamin Button perché, come nel film interpretato da Brad Pitt, dove il protagonista invecchia al contrario, nascendo vecchio e diventando, con il tempo, bambino, l’economia statunitense sta seguendo il tipico ciclo economico a quattro fasi – inizio, metà, fine e recessione – a cui abbiamo assistito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il passo successivo sarebbe dovuto essere la recessione ma, secondo Capital Group, siamo riusciti a evitare quella dolorosa fase del ciclo economico e siamo sostanzialmente tornati indietro a una situazione di maggiore solidità.
«Tenendo presente questo» precisa Franz «confermiamo la nostra valutazione ottimistica. Ci aspettiamo che l’economia statunitense continui a crescere notevolmente nel 2025, con un incremento del Pil di circa il 3%. Cosa più importante, non vediamo una recessione all’orizzonte».

Le due alternative

«Per capire cosa succederà in futuro» sintetizza ancora Franz «è importante individuare il motivo alla base dell’imposizione dei dazi. Se Trump li sta usando come tattica di negoziazione, come è accaduto durante il suo primo mandato e più di recente con le minacce di dazi alla Colombia, potremmo assistere a negoziati che rinviino ulteriormente, evitino o riducano questi dazi, come già successo con Canada e Messico. Nell’ambito di questi negoziati, sembra probabile che la revisione del patto commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (Usmca) prevista per il 2026 possa essere anticipata in modo da ridurre l’incertezza commerciale in Nord America. Per contro, è molto meno probabile che questi dazi vengano definitivamente accantonati o ridotti in modo significativo se la motivazione è quella di creare entrate per finanziare tagli fiscali o ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti (anche se il Canada ha un deficit commerciale con gli Stati Uniti, escluso il petrolio). In questo caso, i dazi potrebbero aumentare in seguito alle reazioni dei Paesi, per poi diminuire al raggiungimento di accordi».