Svalutazione del dollaro, totale controllo della Supply Chain in settori chiave come difesa, tecnologia e pharma, controllo dei tassi d’interesse sul debito, riduzione dei prezzi dell’energia, dazi e sanzioni utilizzati come sistema di coercizione verso i Paesi terzi. Questo, secondo Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy, è il piano di Donald Trump per rimettere in sesto l’economia americana che ufficialmente gode di ottima salute, ma nasconde sotto il tappeto problemi simili a quelli che portarono alla crisi del 2008. L’analista prende spunto da un documento pubblicato nel novembre scorso dal capo dei consiglieri economici dell’amministrazione Trump, Stephen Miran, che spiega in dettaglio quali sono i punti dell’agenda del governo Usa. Eccoli.
Svalutazione del dollaro
Per gli Stati Uniti il dollaro è un asset sopravvalutato, dato che tutti i Paesi esportatori acquistano dollari per fare riserve valutarie e svalutano quindi le loro monete contro dollaro in modo costante. Ci sono quindi due sistemi per poter interrompere tale meccanismo: trovare un accordo globale sulla svalutazione del dollaro o introdurre i dazi in modo unilaterale. Il governo americano ritiene che, poiché è difficile che Cina ed Europa possano accettare una rivalutazione delle loro monete, è preferibile agire in modo unilaterale, ma l’obiettivo è quello di trovare un accordo.
Le fabbriche
L’America evidenzia una perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero a causa della globalizzazione e l’analisi mette in evidenza che tale impatto è avvenuto in località dove non esistono alternative ai posti di lavoro perduti. È quindi necessario intervenire per riportare a casa l’attività manifatturiera su tecnologia e farmaceutica e su tutti i componenti utilizzati dal settore difesa.
La difesa
L’America fornisce un ombrello di difesa militare globale ai Paesi alleati che utilizzano tale servizio in modo gratuito, approfittando di un dollaro sopravvalutato. Le recenti dichiarazioni di Trump verso l’Europa, secondo Novelli, vanno interpretate alla luce di tale punto di vista. Poiché “the use of defense umbrella” è un bene pubblico globale, questo deve essere finanziato a tassi bassi e con debito a lungo termine. L’America chiede quindi di scaricare una parte dei costi che sostiene in due modi: un contributo alle spese di difesa da parte degli alleati e un finanziamento dei costi attraverso la sottoscrizione di bond in dollari a cento anni a tassi bassi.
Petrolio
La riduzione dei prezzi energetici per contenere l’inflazione richiede una collaborazione internazionale. È quindi probabile, secondo Novelli, che l’attuale voltafaccia all’Ucraina e l’avvicinamento alla Russia siano propedeutici a far rientrate la Russia nella sfera occidentale per riportare il petrolio russo sui mercati e far scendere i prezzi.
I tassi
Le recenti mosse del governo Usa su tassi a dieci anni e vigilanza bancaria confermano la volontà di ridimensionare il ruolo della Banca centrale, dato che nel documento si parla apertamente di una “voluntary cooperation” tra Fed e Tesoro per perseguire l’obiettivo di svalutare il dollaro e mettere un cap ai tassi d’interesse. A questo proposito il governo Trump vuole proporre al Congresso di introdurre un terzo mandato alla Fed, oltre alla piena occupazione e bassa inflazione, anche un limite ai tassi d’interesse a dieci anni.
Novelli crede che lo scenario probabile che si delinea per i prossimi 12/24 mesi sia questo:
1. La guerra dei dazi è propedeutica a un accordo globale sulla svalutazione del dollaro.
2. Il governo americano ha già introdotto una sorta di cap sui tassi d’interesse a 10 anni.
3. Trovato un accordo globale sulla svalutazione del dollaro si entrerà in un regime di cambi fissi da definire attorno a un nuovo Dollar Standard.
4. Il livello dei tassi d’interesse delle principali economie occidentali entrerà in un regime amministrato come negli Usa. Ci sarà quindi una sorta di controllo della curva per euro, yen e dollaro per garantire la tenuta dei cambi fissi attorno al dollaro.
5. Le banche centrali sposteranno l’attuale posizione di riserve valutarie dai T Bill ai Treasury Notes per stabilizzare il rischio sul debito e controllare la curva dei tassi Usa. I Treasury Bonds acquistati dalle banche centrali non saranno trattati sui mercati e saranno quindi una forma di finanziamento stabile al governo Usa.
6. Le bolle speculative in corso verranno, se possibile, “sgonfiate” in modo controllato.
7. I mercati finanziari occidentali entreranno di fatto in una forma di “nazionalizzazione” o “amministrazione controllata”.
8. I flussi d’investimento andranno verso i mercati emergenti.
