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Obbligazionario in euro a gonfie vele, ma è difficile battere i titoli di Stato
Di Matteo Marinetti |
Pubblicato il 25 Febbraio 2025
Francesco Castelli, responsabile Banor per il comparto, spiega le ragioni del successo dei Btp Più e le possibili alternative per i piccoli risparmiatori

«Nel periodo gennaio–febbraio il mercato obbligazionario europeo ha mostrato una notevole resilienza, nonostante il clima di incertezza e la volatilità internazionale. La principale criticità è stata riscontrata nelle obbligazioni indicizzate al dollaro, che hanno sofferto maggiormente per via di una Fed in attesa, in un contesto di forte crescita economica e incertezze relative alle politiche della nuova amministrazione Trump». Parola di Francesco Castelli, responsabile obbligazionario di Banor che gestisce, tra diversi veicoli finanziari, un totale di circa 370 milioni di euro e spiega ancora: «Le obbligazioni in euro, pur con qualche volatilità, hanno continuato la loro marcia rialzista, forti di un nuovo taglio Bce e delle rassicurazioni di Lagarde, che ha confermato una traiettoria in discesa per i tassi. È possibile che nel corso dell’anno assisteremo a qualche pausa, ma gli investitori continuano a proiettare una Bce in discesa fino al 2% per fine 2025. Si è comportato bene anche il comparto corporate europeo, con spread in continua contrazione che testimoniano la fiducia degli investitori nella qualità creditizia delle imprese europee e nella capacità di questi strumenti di offrire rendimento in un contesto di tassi progressivamente in discesa. I default restano relativamente bassi e l’esperienza del 2024 ha mostrato come anche gli emittenti in difficoltà abbiano potuto sfruttare il contesto di ampia liquidità riuscendo a rinegoziare agevolmente il proprio debito con gli investitori. Va però notato che gli spread di credito sono oggi, in molti settori, sui minimi dell’ultimo decennio. Un contesto nel quale raccomandiamo prudenza e selettività nelle scelte di investimento obbligazionario».

 

Francesco Castelli, responsabile degli investimenti obbligazionari di Banor

 

La nuova emissione del BTP Più ha avuto grande successo. Quali sono le ragioni di questo forte interesse da parte dei risparmiatori?

Il successo della nuova emissione del BTP Più si spiega, tra l’altro, dalla presenza di una notevole quantità di liquidità inattiva sui conti correnti dei risparmiatori italiani. Questi capitali, tradizionalmente conservati in forma liquida per motivi di prudenza o per mancanza di opportunità di investimento attraenti, hanno trovato nelle emissioni retail del Tesoro un veicolo ideale per essere impiegati a costi contenuti. L’accessibilità, la trasparenza e l’assenza di costi di intermediazione rappresentano un’ottima soluzione per canalizzare questa liquidità verso strumenti di investimento attraenti e in grado di battere l’inflazione. Interessante notare anche il rapporto fiduciario formatosi tra il Mef e gli investitori retail; anche di fronte a una nuova emissione con struttura relativamente complessa, la domanda per la nuova emissione è piovuta copiosa.

Esiste un’alternativa ai Btp? Ovvero: ci sono investimenti obbligazionari che riescono a compensare con un rendimento maggiore il rischio e le tasse in più che un risparmiatore deve accollarsi?

Per quanto riguarda l’alternativa ai BTP, è importante evidenziare che se da un lato gli investimenti in titoli corporate possono promettere rendimenti maggiori, dall’altro lato essi sono soggetti a una pressione fiscale più elevata, con un’aliquota del 26% rispetto al 12,5% applicata sui titoli governativi. Questo aspetto rende l’investimento in titoli di Stato – non solo italiani, ma anche di altri paesi europei come Francia e Spagna – particolarmente interessante per il risparmiatore italiano, in quanto i rendimenti dei titoli governativi si rivelano competitivi rispetto all’investimento in titoli corporate. Per l’investitore che volesse diversificare fuori dai governativi, si può valutare, avvalendosi di una consulenza professionale, l’inserimento moderato in settori di credito più specifici, quali gli strumenti high yield, i titoli dei mercati emergenti e i subordinati finanziari. Queste categorie, pur comportando un livello di rischio superiore, offrono rendimenti competitivi anche al netto delle ritenute del 26%.